Sembra un paradosso che una misura fino a quando è stata in vigore, pareva povera di appeal a tal punto che pochi la consideravano per andare in pensione, mentre come viene cestinata, diventa il sogno di tutti. Questo ragionamento vale per opzione donna e vale pure per la quota 103. Ormai pochi usavano queste due misure. Vuoi perché erano a platea ridotta e vuoi perché il loro calcolo basato sul metodo contributivo, era fortemente penalizzante. Adesso che le due misure sono state cessate dal governo e non confermate, sembra sia arrivata la fine del Mondo.
Certo, non si può nascondere che qualcuno che aveva sperato nella conferma delle misure esiste.
Ma se è vero che sono state poche migliaia le persone andate in pensione nel 2025 con queste due misure, pensare ad una storia simile agli esodati della riforma Fornero appare esercizio azzardato. Chi, per esempio, nel 2026 si trova a raggiungere i 62 anni di età, se allo stesso tempo accumula già 41 anni di versamenti, purtroppo non potrà andare in pensione. Perché la quota 103 è chiusa. Ma quali alternative avrebbe oggi questo soggetto?
Pensioni: cosa si può fare adesso senza la quota 103 per anticipare la pensione
Ripetiamo, la quota 103 tutto era tranne che una misura favorevole di pensionamento. Se si esclude il fatto che l’età di uscita era abbastanza bassa, pari come era a 62 anni, per il resto non era certo il massimo che negli ultimi anni i legislatori avevano introdotto.
Prima di tutto, serviva una carriera pari a 41 anni non certo semplice da centrare. E poi, il calcolo contributivo come detto, penalizzava tanti lavoratori.
A tal punto che pochi sfruttavano la chance offerta dalla misura.
Soprattutto chi aveva diritto ad un calcolo retributivo fino al 31 dicembre 2011 (soggetti con 18 o più anni di versamenti al 31 dicembre 1995), veniva pesantemente penalizzando dal fatto che la pensione di quota 103 era tutta a calcolo contributivo.
E poi per chi aveva diritto ad una pensione elevata, la quota 103 per tutta la durata dell’anticipo e quindi fino a 67 anni, prevedeva il limite massimo di importo pari a 4 volte il trattamento minimo (massimo 2450 euro circa al mese lordi).
Se consideriamo poi che con la quota 103 vigeva il divieto di cumulare i redditi da lavoro con la pensione, fatto salvo il lavoro autonomo occasionale fino a 5.000 euro all’anno, ecco che i limiti della quota 103 sono evidenti.
La via della quota 41 può essere utile a tanti
Chi a prescindere da tutto ciò di cui abbiamo detto, avrebbe comunque preferito che la misura fosse ancora in attività, ha una sola strada da intraprendere per vedere di andare lo stesso in pensione anche senza la quota 103. Valorizzando i 41 anni di contributi grazie alla quota 41 precoci.
La misura che non prevede limiti anagrafici ha sempre 41 anni di versamenti da centrare come la quota 103. Ma occorre anche avere almeno 123 mesi versati prima dei 19 anni di età. Ma soprattutto, prevede limitazioni di platea, perché la misura riguarda solo invalidi, caregivers, disoccupati e addetti ai lavori gravosi.
Pensioni di quota 41 precoci come alternativa alla quota 103, ecco perché e chi può farcela
Quindi, chi si sente orfano della quota 103 può vedere di rientrare nella quota 41 precoci. Va ricordato al riguardo che l’invalido deve avere una certificazione di disabilità dopo aver presentato domanda all’INPS, pari almeno al 74%.
Il disoccupato prima di andare in pensione con la quota 41, deve aver terminato la carriera in Naspi. E deve averla percepita interamente.
Solo così dopo 3 mesi potrà presentare domanda di quota 41. E quindi, andare in pensione anche senza quota 103. Per i caregivers va detto che la convivenza con il familiare disabile grave da assistere deve risalire a 6 mesi prima della domanda di pensione. E per convivenza si intende dentro la stessa casa con lo stesso numero civico e al massimo, con un interno differente.
Infine, chi svolge una delle 15 attività di lavoro gravoso o se rientra tra le attività usuranti, deve capire che questi lavori devono essere stati svolti per almeno 7 degli ultimi 10 anni di carriera o per almeno 6 degli ultimi 7 anni.