Le pensioni anticipate restano per molti lavoratori un autentico sogno da realizzare. Si tratta infatti di prestazioni che si conseguono senza alcun limite anagrafico, ma con una carriera contributiva particolarmente lunga: 42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne.
Un traguardo già di per sé impegnativo, destinato a diventare ancora più distante a causa degli adeguamenti all’aspettativa di vita previsti dal 2027. Se poi si considera che, dall’entrata in vigore del cosiddetto Decretone (DL n. 4/2019), è stata introdotta una finestra di attesa di tre mesi prima della decorrenza della pensione, il percorso si complica ulteriormente. In alcuni casi, l’attesa non è di tre mesi, ma arriva addirittura a cinque.
Pensioni e finestre di attesa, per le anticipate il dato varia in base alla categoria del contribuente
Chi ha maturato o maturerà i requisiti per la pensione anticipata dal 30 gennaio 2019 in poi deve attendere una finestra di tre mesi prima di ricevere il primo rateo. Formalmente non si tratta di un innalzamento dei requisiti, ma di fatto molti lavoratori restano in servizio durante questo periodo, prolungando la permanenza al lavoro.
La pensione anticipata ordinaria si ottiene, come noto, con il raggiungimento dell’anzianità contributiva prevista: 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Tuttavia, dal 2027 è previsto un incremento di un mese per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita. Dal 2028 si aggiungeranno ulteriori due mesi, portando la soglia a 43 anni e un mese per gli uomini e 42 anni e un mese per le donne.
Il raggiungimento dei requisiti consente di cessare l’attività lavorativa, ma non comporta l’immediata erogazione della pensione, proprio a causa delle finestre di decorrenza.
Pensioni anticipate: per il primo rateo da 3 a 5 mesi e presto serviranno 9 mesi di attesa
Se per la generalità dei lavoratori la finestra è di tre mesi, per alcune categorie è già oggi più lunga.
Sul portale istituzionale dell’INPS, nella scheda dedicata alla pensione anticipata, è chiarito che fino al 31 dicembre 2026 la finestra è di cinque mesi per gli iscritti alle gestioni esclusive dell’AGO, in particolare:
- CPDEL (Cassa Pensioni Dipendenti Enti Locali)
- CPI (Cassa Pensioni Insegnanti)
- CPUG (Cassa Pensioni Ufficiali Giudiziari)
- CPS (Cassa Pensioni Sanitari)
Per queste categorie, fino al 31 dicembre 2025 la finestra era di quattro mesi; nel 2026 è salita a cinque mesi.
Dal 2027 l’attesa salirà a sette mesi, per poi arrivare nel 2028 a una finestra di nove mesi.
In concreto, oggi un lavoratore del settore privato riceve la pensione tre mesi dopo aver maturato i requisiti. Un dipendente comunale, regionale o un infermiere iscritto alle casse sopra indicate deve attendere cinque mesi.
E nei prossimi anni l’attesa si allungherà ulteriormente, fino a sfiorare l’anno tra maturazione del diritto e primo pagamento.
È questo il peso delle finestre di decorrenza, una variabile spesso sottovalutata ma che incide in modo significativo sui tempi effettivi di uscita dal lavoro.