Iniziare a lavorare da giovani ha evidenti vantaggi dal punto di vista previdenziale. Le pensioni potrebbero arrivare prima del previsto, perché i periodi di lavoro svolti in giovane età possono valere di più o aprire le porte a misure di pensionamento anticipato. I lavoratori precoci, infatti, godono di alcuni benefici. Non sempre, però, questi vantaggi vengono compresi correttamente dai contribuenti. Ne è un esempio il quesito odierno di un nostro lettore.
“Buongiorno, sono Stefano, un vostro assiduo lettore, e ho un quesito da porvi per quanto riguarda le pensioni. Ho già 41 anni di contributi, ma non appartengo a nessuna delle categorie previste per la quota 41 precoci.
Eppure precoce lo sono, perché ho cominciato a lavorare a 16 anni e quindi ho diversi anni di contributi prima di essere diventato maggiorenne. Ora mi chiedevo se, dal momento che ho 41 anni di contributi, potessi sfruttare la maggiorazione contributiva per il lavoro svolto da minorenne. Perché, se fosse così, mi troverei alle porte della pensione anticipata ordinaria e potrei immediatamente lasciare il mio posto di lavoro. Secondo voi è possibile?”
Pensioni anticipate per chi ha lavorato da minorenne, ecco le maggiorazioni precoci
La quota 41 per i lavoratori precoci è una misura a platea limitata. Infatti è riservata esclusivamente a quattro categorie di contribuenti: invalidi, disoccupati, addetti ai lavori gravosi e caregiver. Chi non rientra in una di queste categorie non può accedere alla quota 41, anche se possiede il requisito della precocità.
Per la quota 41 è necessario che almeno un anno di contributi sia stato versato prima dei 19 anni di età. Tuttavia, dal punto di vista previdenziale, la vera definizione di lavoratore precoce si collega alla maggiorazione dei contributi versati prima dei 18 anni (e non prima dei 19).
Infatti, i periodi di lavoro svolti prima della maggiore età prevedono una maggiorazione: i contributi versati prima dei 18 anni possono valere 1,5 volte.
Ciò significa che ogni anno lavorato prima dei 18 anni vale un anno e mezzo ai fini previdenziali: due anni di lavoro diventano tre, e così via. Questa maggiorazione può essere utile, ad esempio, a chi si trova a pochi mesi dal raggiungimento del requisito minimo contributivo per una determinata pensione.
Purtroppo, però, questa maggiorazione non si applica a tutti i lavoratori. E nel caso del nostro lettore, come vedremo, non è utilizzabile.
Il lavoro da minorenne vale di più, ma non sempre
La normativa italiana prevede, dunque, che ogni periodo di contribuzione versato prima dei 18 anni valga una volta e mezzo ai fini del diritto alla pensione. In pratica, un anno di contributi diventa 18 mesi, mentre due anni diventano 36 mesi.
Per poter sfruttare questa maggiorazione è necessario farne esplicita richiesta al momento della domanda di pensione. Nella procedura telematica, infatti, bisogna indicare se si intende utilizzare o meno tale beneficio, così da consentire all’INPS di applicarlo nella verifica del diritto.
Tuttavia, questa possibilità è riservata esclusivamente ai lavoratori con primo accredito contributivo successivo al 31 dicembre 1995.
Chi ha iniziato a lavorare prima, come nel caso del nostro lettore – che ha già maturato 41 anni di contributi – non può beneficiare di questa maggiorazione.
Di conseguenza, chi ha una carriera iniziata prima della riforma Dini, cioè prima del 1996, non può sfruttare alcuna maggiorazione contributiva per il lavoro svolto da minorenne.