Escludendo la pensione anticipata ordinaria e la Quota 41 per i lavoratori precoci, tutte le altre misure di pensionamento prevedono il raggiungimento di un requisito anagrafico minimo. Questo vale per lo scivolo usuranti, per l’Ape sociale, per la pensione di vecchiaia e per la pensione anticipata contributiva.
Un nostro lettore ci sottopone un quesito particolarmente interessante, che riguarda proprio la convenienza tra uscita anticipata e attesa della vecchiaia.
“Buongiorno, sono Alfonso e vi leggo da anni. Mi interessano molto i vostri contenuti sulle pensioni. Sto per compiere 64 anni: li compirò a settembre e ho 28 anni di contributi. Il mio primo accredito è del 1997, quindi sono un contributivo puro.
Dovrei quindi poter accedere alla pensione anticipata contributiva, anche se — come dite spesso — serve un importo piuttosto elevato. In base ai miei stipendi credo di rientrare nei requisiti. Vorrei però capire se conviene aspettare i 67 anni. Quanto cambia davvero tra una pensione a 64 anni e una a 67?”
Pensione di vecchiaia ordinaria e pensione anticipata contributiva, le differenze
Solo i contributivi puri possono trovarsi di fronte a un bivio come quello descritto dal lettore. E nemmeno tutti, considerando i vincoli specifici della pensione anticipata contributiva.
Chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 – oppure possiede contributi accreditati prima di tale data – non può accedere a questa misura, salvo il ricorso al computo nella Gestione Separata (quando possibile).
Per chi, invece, ha iniziato dopo il 31 dicembre 1995, la pensione a 64 anni può diventare realtà, a condizione di aver maturato almeno 20 anni di contributi.
Il vero ostacolo, però, è rappresentato dall’importo minimo: al momento dell’uscita è necessario raggiungere una pensione pari ad almeno 3 volte l’Assegno sociale.
In mancanza di questo requisito, l’unica alternativa resta attendere la pensione di vecchiaia a 67 anni (salvo ulteriori adeguamenti legati alla speranza di vita).
Il bivio, cosa cambia per la pensione a 64 anni rispetto a 67 anni?
Chi può andare in pensione a 64 anni spesso si chiede se sia davvero la scelta migliore. In effetti, proseguire l’attività lavorativa per altri tre anni comporta diversi effetti positivi.
Innanzitutto, si accumulano ulteriori contributi, aumentando il montante contributivo, cioè la base di calcolo della pensione.
Inoltre, il sistema contributivo utilizza i coefficienti di trasformazione, che migliorano con l’aumentare dell’età. Questo significa che, a parità di contributi, una pensione liquidata a 67 anni sarà più alta rispetto a una liquidata a 64.
Di conseguenza, dal punto di vista dell’importo, uscire prima non risulta mai più vantaggioso rispetto a un’uscita più tardiva.
Tuttavia, esistono anche elementi da considerare in senso opposto. I coefficienti vengono aggiornati ogni due anni e tendono a peggiorare con l’aumento della speranza di vita. Inoltre, l’età della pensione di vecchiaia è destinata a crescere nel tempo.
Infine, anticipare l’uscita significa percepire tre anni in più di pensione. Anche con un assegno minimo di circa 1.640 euro al mese, si tratta di oltre 21.000 euro annui che verrebbero incassati in anticipo.
Un elemento che può compensare, almeno in parte, la minore pensione futura.
Calcoli semplici, ma poi a scegliere deve essere comunque il contribuente
Stabilire con precisione quale scelta sia più conveniente non è semplice, perché dipende da variabili individuali, a partire dallo stipendio e dalla carriera contributiva.
Va inoltre considerato che i coefficienti di trasformazione attuali non saranno gli stessi tra qualche anno. Sono previsti aggiornamenti nel 2027 e nel 2029, e con ogni probabilità saranno meno favorevoli se la speranza di vita continuerà a crescere.
Oggi i coefficienti sono pari a:
- 5,088% a 64 anni
- 5,250% a 65 anni
- 5,423% a 66 anni
- 5,608% a 67 anni
Per ottenere una pensione di circa 1.640 euro al mese a 64 anni, è necessario un montante contributivo di circa 420.000 euro, che produce un assegno annuo di circa 21.370 euro.
Se il lavoratore prosegue fino a 67 anni, il montante potrebbe salire a circa 465.000 euro. Anche considerando un coefficiente leggermente più basso rispetto a quello attuale, si può stimare una pensione annua intorno ai 24.645 euro, cioè circa 250 euro in più al mese.
La differenza esiste ed è significativa, ma non necessariamente decisiva per tutti. La scelta finale dipende da fattori personali: esigenze economiche, condizioni di salute, aspettative di vita e preferenze individuali.
Resta comunque una possibilità intermedia: rinviare l’uscita a 64 anni e valutare, ad esempio, un pensionamento a 65 o 66 anni, sfruttando comunque la pensione anticipata contributiva ma con un importo più favorevole.