La pensione anticipata ordinaria, così come viene definita oggi la misura che fino all’avvento della riforma Fornero era conosciuta come pensione di anzianità, è uno degli strumenti più lineari del sistema previdenziale italiano. Si tratta infatti di una misura strutturale, accessibile a tutti i contribuenti senza vincoli di platea, senza limiti legati alla tipologia di lavoro svolto e senza la necessità di possedere requisiti soggettivi particolari.
L’unico vero requisito è il raggiungimento della carriera contributiva richiesta. Tuttavia, anche una volta maturato il diritto, per l’effettiva decorrenza del primo rateo è necessario attendere la cosiddetta finestra di tre mesi, che posticipa l’incasso della pensione.
Questo periodo può tradursi, per molti lavoratori, in un prolungamento dell’attività lavorativa oltre il requisito minimo, salvo che non si scelga di restare senza reddito in attesa del primo pagamento.
Va poi aggiunto che questa misura offre anche un’ulteriore opportunità: rimandare volontariamente l’uscita per ottenere un vantaggio economico immediato sullo stipendio.
Pensione anticipata ordinaria: meglio uscire nel 2026 o rimandare?
Quando si parla di pensioni 2026 senza vincoli di età, la risposta è proprio la pensione anticipata ordinaria. È una misura che consente l’uscita dal lavoro indipendentemente dall’età anagrafica, purché sia stata completata la carriera contributiva prevista.
Nel dettaglio:
- per gli uomini servono 42 anni e 10 mesi di contributi
- per le donne sono sufficienti 41 anni e 10 mesi
Una volta raggiunti questi requisiti, il diritto alla pensione è acquisito. Tuttavia, la normativa prevede una finestra di decorrenza di tre mesi, durante la quale la pensione non è ancora erogata.
Il lavoratore può cessare l’attività al momento della maturazione del diritto, ma il primo rateo arriverà solo dopo tre mesi.
Cosa fare durante i tre mesi di finestra
Durante il periodo di finestra esistono due possibilità principali.
La prima è lasciare immediatamente il lavoro, attendendo i tre mesi senza percepire né stipendio né pensione.
La seconda è continuare a lavorare, accumulando ulteriori contributi e reddito. In questo caso, ad esempio, un uomo arriverebbe a una carriera contributiva di 43 anni e un mese, anziché fermarsi al minimo richiesto.
Su questa misura pesa però l’incognita degli aumenti dei requisiti previsti dal 2027. Secondo quanto stabilito dalla legge di Bilancio:
- dal 1° gennaio 2027 sarà richiesto un mese di contributi in più, mantenendo invariata la finestra di tre mesi
- dal 2028 l’aumento complessivo diventerà di due mesi, portando la pensione anticipata ordinaria a 43 anni e un mese di contributi per gli uomini, sempre con la finestra di tre mesi
Il bonus Giorgetti per chi rimanda la quiescenza anticipata
Con la cancellazione di quota 103, la pensione anticipata ordinaria è rimasta l’unica misura sulla quale è operativo il bonus Giorgetti. Questo incentivo consente al lavoratore che ha già maturato i requisiti pensionistici di posticipare l’uscita ottenendo un vantaggio economico immediato.
In pratica, invece di presentare domanda di pensione, l’interessato può inoltrare all’INPS una domanda di sgravio contributivo. Il bonus consente di trasformare in stipendio netto la quota di contributi a carico del lavoratore, pari al 9,19% della retribuzione.
Nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD) l’aliquota contributiva complessiva è del 33%:
- 23,81% a carico del datore di lavoro
- 9,19% a carico del lavoratore
Con il bonus Giorgetti, questa quota del 9,19% non è più trattenuta, ma resta in busta paga, aumentando il netto mensile per ogni mese di lavoro svolto oltre i:
- 42 anni e 10 mesi per gli uomini
- 41 anni e 10 mesi per le donne
E’ necessario chiarire che i contributi continuano comunque a essere versati, ma in misura ridotta, perché manca la quota del lavoratore. Questo significa stipendio più alto oggi, a fronte di una crescita più contenuta della pensione futura.
Una scelta che, come sempre, bisogna valutare attentamente, bilanciando liquidità immediata e importo della pensione definitiva.