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Oggi: 16 Feb, 2026

PDVSA da gigante nascosto a jackpot miliardario: quanto varrebbe davvero il petrolio venezuelano?

PDVSA è una miniera d'oro per il Venezuela, essendo la compagnia statale che produce petrolio e il cui valore di mercato sarebbe elevatissimo.
1 mese fa
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PSVA miniera d'oro per il Venezuela: ecco la possibile stima sul valore del petrolio
PSVA miniera d'oro per il Venezuela: ecco la possibile stima sul valore del petrolio © License Creative Commons

Il Venezuela dopo la cattura di Nicolas Maduro resta un rebus di natura finanziaria, oltre che geopolitica. Le cose certe che sappiamo sono poche e sconfortanti: l’economia è a pezzi e lo stato è in default dal novembre del 2017. Fintantoché il regime “chavista” resterà formalmente in carica, difficile immaginare che i capitali esteri riprendano ad affluire anche con la fine delle sanzioni. Ma tra le certezze ve n’è una decisamente positiva: il valore di PDVSA, compagnia statale del petrolio, è potenzialmente elevatissimo.

Valore del petrolio in Venezuela: dati su PDVSA

In questi giorni di Venezuela si parla anche troppo e non sempre con informazioni accorte.

Tuttavia, quando si dice che la repubblica bolivariana disporrebbe delle più alte riserve di petrolio al mondo, si tratta di una verità. Quelle accertate sfiorano i 303 miliardi di barili. A titolo di confronto, l’Arabia Saudita si ferma a meno di 267 miliardi. Guardando al greggio nel sottosuolo, quindi, Caracas detiene una quota di mercato pari ad oltre un sesto del totale mondiale.

PDVSA, come dicevamo, è statale. Quanto ricaverebbe il Venezuela da un’eventuale privatizzazione, anche solo parziale? Le stime sono complesse e i confronti con realtà concorrenti poco praticabili per diverse ragioni. Cerchiamo di ragionarci su. La saudita Aramco fu messa in vendita sul mercato a fine 2019 per una quota di appena l’1,5% a 25,6 miliardi. La valorizzazione complessiva ammontò al tempo dell’IPO a circa 1.800 miliardi. Alle quotazioni di borsa attuale, superano di poco i 1.500 miliardi. E parliamo di una compagnia che gestisce riserve di petrolio inferiori a quelle del Venezuela.

Confronto con Aramco

Ma la differenza rilevante tra Aramco e PDVSA sta in altri numeri.

La prima ha chiuso il 2024 con profitti netti per oltre 106 miliardi di dollari, mentre la seconda avrebbe riportato nel 2025 ricavi per appena 12-13 miliardi. La saudita estrae qualcosa come più di 10 milioni di barili al giorno e con una potenzialità massima di 12,5 milioni. Solamente per i tagli all’offerta imposti da Riad per sostenere le quotazioni internazionali, non può estrarre al momento di più. Al contrario, la venezuelana si ferma a poco più di 1 milione di barili al giorno e negli anni passati era scesa a 7-800.000.

A causa di sotto-investimenti pluridecennali, alta inefficienza gestionale e sanzioni americane, ha visto contrarre la produzione da un massimo di 3 milioni di barili al giorno raggiunto tra fine anni Novanta e inizi Duemila. E mentre Aramco vanta i più bassi costi di produzione al mondo a circa una decina di dollari al barile, per PDVSA si calcolano in almeno 40 dollari. Questo significa che la saudita può già fare profitti anche con quotazioni del petrolio bassissime, mentre la sua rivale caraibica non può permettersi quotazioni significativamente inferiori a quelle attuali di mercato.

Costi più alti, inefficienze e basse estrazioni

Al di là delle inefficienze, il greggio venezuelano è ricco di zolfo. Questa caratteristica richiede maggiori costi in fase di raffinazione. Dunque, Caracas è costretta a vendere a sconto rispetto alle quotazioni internazionali, indipendentemente dalle sanzioni.

La sua principale raffineria si trova paradossalmente nel Texas, a Houston. Si chiama Citgo ed è controllata proprio da PDVSA. Ora che gli Stati Uniti per bocca del suo presidente hanno annunciato che gestiranno le risorse petrolifere del Venezuela, possiamo ipotizzare che la produzione tornerà a salire. Tecnicamente, però, non sarebbe possibile un boom nel giro di pochi mesi e neppure anni. Né converrebbe all’industria energetica americana stessa che ci fosse un’offerta improvvisamente molto superiore.

I bassi livelli di produzione impattano sulle valutazioni della compagnia. Se estraggo e vendo più barili subito, incasso prima. A questi ritmi, il Venezuela venderebbe il suo ultimo barile tra circa 730 anni; l’Arabia Saudita tra poco più di una settantina. E alle quotazioni attuali, PDVSA può immaginare un margine di profitto non superiore ai 15 dollari al barile, Aramco attorno ai 45-50 dollari. Ecco perché il confronto con altre compagnie non è né facile, né forse possibile. Stimando che entro i prossimi anni la produzione di petrolio in Venezuela triplichi e che le quotazioni internazionali restino attorno ai valori attuali, possiamo con cautela ipotizzare un valore di mercato per PDVSA tra 500 e 1.000 miliardi di dollari.

Valore del petrolio estratto da PDVSA rivelante per il Venezuela

La forchetta è necessariamente elevatissima, perché tante sono le variabili che incideranno sulla valutazione finale. Anche solo vendendo un 10-20%, il Venezuela riuscirebbe a chiudere la controversia con i creditori internazionali sul default e ad azzerare l’intero debito estero. Il valore del petrolio per l’economia del Venezuela diventa ancora più rilevante, se considerate che questa nel 2025 fosse di appena 83 miliardi scarsi. La privatizzazione di PDVSA potrebbe essere quella svolta che lo stato andino necessita per liberarsi dei suoi fardelli e riprendere a camminare dopo decenni di governance a dir poco devastante.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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