L’IMU riguarda gli immobili situati in Italia e deve essere versata da chi ne ha il possesso giuridico. Non conta solo la proprietà piena: l’imposta può ricadere anche su chi dispone di un diritto reale, come usufrutto, enfiteusi o diritto di abitazione. Restano, invece, fuori dall’obbligo gli occupanti senza titolo di possesso fiscale, come inquilini e comodatari. Quando una casa è locata, quindi, il tributo rimane a carico del proprietario o del titolare del diritto reale.
Il quadro interessa anche i contribuenti residenti fuori dai confini nazionali. La distanza dall’Italia non elimina il dovere di versamento, se l’immobile si trova nel territorio italiano.
Il problema, spesso, è pratico: l’uso del modello F24 può risultare poco agevole dall’estero. Per questo, il pagamento IMU dall’estero può essere eseguito tramite bonifico bancario, rispettando però alcune indicazioni precise.
Pagamento IMU dall’estero: chi deve versare e perché
Il pagamento IMU dall’estero segue la stessa logica prevista per i residenti in Italia. Il tributo colpisce il possesso dell’immobile e non il suo utilizzo materiale. Di conseguenza, anche chi vive stabilmente in un altro Paese resta obbligato se possiede fabbricati, aree o altri beni immobiliari imponibili in Italia.
La disciplina dell’imposta è contenuta nella Legge di Bilancio 2020, commi 738-783, che ha ridisegnato l’IMU. Il principio centrale è semplice: il soggetto passivo è chi detiene il bene come proprietario oppure come titolare di un diritto reale. L’inquilino non versa l’imposta, anche se abita nell’immobile; il comodatario non subentra nel debito tributario solo perché utilizza la casa.
Per i residenti all’estero, il pagamento IMU dall’estero tramite bonifico diventa una soluzione operativa quando non è possibile o non è comodo usare l’F24.
Il versamento deve però arrivare al destinatario corretto, cioè il Comune nel quale si trovano gli immobili.
Bonifico al Comune: dati da indicare nella causale
Nel pagamento IMU dall’estero tramite bonifico, la causale ha un ruolo essenziale. Deve permettere all’ente locale di collegare il denaro ricevuto al contribuente, all’immobile e alla scadenza corretta. In sostanza, occorre riportare le informazioni che sarebbero state inserite nel modello F24.
La causale deve indicare il codice fiscale del contribuente, il codice catastale del Comune, il numero degli immobili interessati, l’anno d’imposta, la natura del versamento, cioè acconto o saldo, e il codice tributo IMU. In caso di versamento tardivo, va aggiunta anche la parola “Ravvedimento”, così da segnalare la regolarizzazione spontanea.
Un esempio per l’acconto IMU 2026, in scadenza il 16 giugno, può essere così formulato: “Acconto IMU 2026 – Codice Comune D810 (Frosinone) – N. immobili 1 – Codice tributo IMU 3912 (abitazione principale non di lusso)”. La dicitura deve essere chiara, ordinata e completa, perché un dato mancante può rendere più difficile l’abbinamento del pagamento IMU dall’estero alla posizione del contribuente.
IBAN, PEC e immobili di categoria D
L’IMU è un tributo comunale. Per questo non esiste un unico IBAN valido per tutti i versamenti.
Ogni Comune utilizza proprie coordinate bancarie. Prima di procedere, l’informazione deve essere recuperata presso l’ufficio tributi dell’ente competente oppure sul sito istituzionale comunale, quando disponibile.
Dopo il pagamento IMU dall’estero, è prudente inviare copia della disposizione di bonifico al Comune. La trasmissione può avvenire tramite e-mail e, se possibile, tramite PEC. Questa attenzione riduce il rischio di disallineamenti, soprattutto quando il bonifico arriva da un conto estero o con tempi di lavorazione non immediati.
Una regola particolare riguarda gli immobili di categoria catastale D privi di rendita. In questi casi, in base ai commi 738-783 della legge di Bilancio 2020, una quota dell’IMU spetta allo Stato. Il contribuente residente fuori Italia deve, quindi, eseguire due distinti versamenti: uno al Comune per la parte comunale e uno allo Stato per la quota erariale.
Pagamento IMU dall’estero e quota statale
Proprio con riferimento all’IMU dovuta su fabbricati di categoria D, per la parte destinata al Comune, il bonifico deve essere intestato all’ente locale, usando l’IBAN fornito dallo stesso Comune. Per la quota statale, invece, il versamento deve essere effettuato a favore della Banca d’Italia. I dati indicati sono il codice BIC BITAITRRENT e l’IBAN IT02G0100003245348006108000.
Anche in questo secondo bonifico la causale deve essere completa, con codice fiscale, Comune, anno di riferimento, numero degli immobili, codice tributo e indicazione di acconto, saldo o ravvedimento. Il pagamento IMU dall’estero non è, quindi, un adempimento diverso dall’IMU ordinaria, ma richiede maggiore precisione nella scelta del beneficiario e nella descrizione del versamento.
La corretta compilazione evita contestazioni, ritardi nell’accredito contabile e richieste di chiarimento. Per chi risiede fuori Italia, il pagamento IMU dall’estero resta pienamente possibile tramite bonifico, purché siano rispettati destinatario, coordinate, causale e, nei casi previsti, la separazione tra quota comunale e quota statale.
Riassumendo
- Il pagamento IMU dall’estero può avvenire tramite bonifico bancario.
- L’imposta spetta a proprietari e titolari di diritti reali.
- Inquilini e comodatari non sono obbligati al versamento.
- La causale deve riportare dati completi come nel modello F24.
- L’IBAN va richiesto al Comune dove si trova l’immobile.
- Per immobili catastali D può servire un doppio bonifico.