Un’alleanza politica e personale durata 12 anni e infrantasi contro il muro della realtà. Il presidente del Senegal, Bassirou Diomaye Faye, ha licenziato venerdì scorso il primo ministro Ousmane Sonko e nominato oggi al suo posto Ahmadou Al Aminou Mohamed Lo. Il mercato dei bond sovrani ha reagito molto male alla notizia, con cedimenti dei prezzi nell’ordine del 4% per le emissioni in euro e dollari e lungo tutte le scadenze. La crisi politica a Dakar è tutt’altro che risolta dopo che l’Assemblea Nazionale ha votato proprio Sonko come suo nuovo presidente. Il predecessore si era dimesso per fare spazio all’ex capo del governo.
Bond Senegal sotto pressione con crisi fiscale
E adesso si profila uno scontro tra presidente e Parlamento, che può rendere instabile e poco efficace l’azione dell’esecutivo. La crisi politica in uno dei pochi stati democratici e stabili dell’Africa si è aperta a causa della crescente divergenza di opinioni tra Diomaye e Sonko sulla crisi fiscale in corso. E dire che il primo si era presentato alle elezioni presidenziali nel 2024 con lo slogan “Diomaye mooy Sonko, Sonko mooy Diomaye” (“Diomaye è Sonko, Sonko è Diomaye”).
Il secondo era l’esponente più popolare del Pastef, formazione di sinistra anti-occidentale. Tuttavia, era impossibilitato a candidarsi per un’incriminazione che le opposizioni giudicarono politicamente motivata. Corse al suo posto quello che sarebbe diventato l’attuale capo dello stato. Non appena vinte le elezioni, portò a galla un “buco” di bilancio della passata amministrazione e pari a circa 25 punti percentuali del Pil. La conseguenza immediata di tale scoperta fu la sospensione degli aiuti del Fondo Monetario Internazionale (FMI) per 1,5 miliardi di dollari nell’attesa che si faccia completa chiarezza sui conti pubblici.
Diomaye e Sonko divisi su rinegoziazione del debito
Le agenzie di rating hanno dato un’altra mazzata con declassamenti multipli, facendo schizzare i rendimenti dei bond emessi dal Senegal. Ad esempio, la scadenza in dollari del 2033 (ISIN: XS1619155564) è precipitata solo nell’ultimo anno da 71 a meno di 50 centesimi, mentre il rendimento è esploso dal 12,42% al 20,72%. La scadenza sempre in dollari del 2048 (ISIN: XS1790134362) vale oggi appena 45 centesimi contro i 61 di un anno fa: rendimento salito dal 12,04% al 16,30%. Secondo JP Morgan, le quotazioni del 2033 scontano un “haircut” del 15%, un roll-over di 5 anni e un taglio della cedola di un quarto.
Qual è stato e resta il principale dissidio tra i due ex alleati? Il presidente ha tutta l’intenzione di ottenere il rilascio del prestito dell’FMI e per questo si mostra disposto a valutare la rinegoziazione del debito. L’ex primo ministro si mostra contrario per il timore che l’operazione tagli a lungo il Senegal dai mercati internazionali con il risultato che non potrebbe emettere più bond per chissà quanti anni. Ma la posizione di Sonko porta all’inevitabile cura dell’austerità fiscale già perseguita dal precedente esecutivo e che Diomaye teme possa diventare impopolare, oltre che insufficiente a garantire i creditori.
Vero rischio è ora impasse a Dakar
In teoria, i bond del Senegal starebbero cedendo per due ragioni. La prima è che, tolto di mezzo Sonko, il nuovo governo avrebbe mani più libere per tendere alla ristrutturazione degli Eurobond. E questo vorrebbe dire taglio del capitale nominale, delle cedole e allungamento delle scadenze. Allo stesso tempo, il voto dei deputati segnala che il Parlamento non stia dalla parte del presidente. Dunque, c’è il rischio che Dakar sprofondi in una crisi politico-istituzionale duratura con tanto di impasse e impossibilità di implementare riforme economiche e fiscali per migliorare l’outlook del debito. Dyomake non è più Sonko e Sonko non è più Diomaye. E in Senegal ora chi comanda tra i due?
giuseppe.timpone@investireoggi.it