Ogni volta che paghiamo con carta o app, la transazione si regge su un’infrastruttura privata di società americane o cinesi. Che si tratti di Visa o MasterCard, di PayPal o Alipay, i dati relativi ai nostri pagamenti digitali vanno a finire irrimediabilmente fuori dall’Unione Europea. E in un mondo in cui il potere sta tutto nel controllo delle informazioni – i famosi Big Data – questo fenomeno non fa che accrescere la dipendenza strategica del nostro continente verso le grandi potenze geopolitiche.
Pagamenti digitali monopolio USA-Cina
Sarebbe una barzelletta, se non fosse tragico. La Banca Centrale Europea, che per anni ha propinato l’abbandono del contante e invitato i cittadini ad abbracciare i pagamenti digitali, adesso si accorge che, così facendo, è finita per rafforzare un avversario nello scacchiere internazionale. Soltanto Visa e MasterCard, due colossi americani, nel 2025 hanno processato transazioni per oltre 20.000 miliardi di euro. Le carte di pagamento rappresentano il 56% di tutte le transazioni non in contanti nell’UE.
Euro digitale risposta con mille dubbi
Per cercare di rimediare al problema acuito dalla stessa BCE, adesso questa ragiona di “euro digitale“. Tutti i cittadini potrebbero accreditare sul conto dell’istituto centrale i propri risparmi, anche se con ogni probabilità per un importo limitato. In cambio, potranno ottenere gli interessi e a fronte di un rischio di credito sostanzialmente nullo. Una rivoluzione nel mercato dei pagamenti, con l’obiettivo di bypassare le banche private per sfidare i colossi internazionali. La contraddizione sta nel fatto che Francoforte sostenga che tale cambiamento non competerà con il settore privato. Allo stesso tempo, ammette che competerà con i circuiti stranieri.
In che modo sarà fatta distinzione con le realtà domestiche?
Così com’è stato congegnato, l’euro digitale debutterebbe entro il 2029. Le banche sono contrarie, non senza ragioni. La BCE sottrarrebbe loro liquidità e fornirebbe ai cittadini uno strumento di pagamento alternativo. Come si fa a sostenere che il settore privato non ne sarà intaccato? C’è il rischio di acuire eventuali crisi di liquidità nelle fasi più avverse, dato che i clienti troverebbero più saggio depositare i propri soldi direttamente a Francoforte, magari anche solo per percepire interessi più alti.
Tentativi di infrastruttura privata in UE
Torniamo ai pagamenti digitali. L’UE ha perseguito un modello che si è rivelato un boomerang, inseguendo l’ideologia a discapito della realtà. Ha sostenuto la necessità di contrastare i pagamenti in contanti, salvo scoprire di avere così accresciuto il potere economico di grosse realtà internazionali. C’è da qualche anno un tentativo privato di contrastare il dominio assoluto delle big USA. Si chiama Wero, progetto nato dal consorzio di 16 banche europee (non ci sono italiane), tra cui spiccano Deutsche Bank, BNP Paribas e Worldline. I risultati sono modesti: da luglio 2024 ci sono state 47,5 milioni di registrazioni per transazioni complessive pari a 7,5 miliardi di euro.
L’iniziativa vale ancora un terzo di millesimo rispetto alla massa delle transazioni effettuate nell’UE con carte.
A frenare ci sono gli scarsi investimenti, frutto a loro volta di scarse adesioni delle banche per la previsione di bassi ricavi. E ancora una volta c’è lo zampino di Bruxelles, che impone un tetto alle commissioni bancarie. La possibile svolta sarebbe arrivata all’inizio del mese con la sottoscrizione di un memorandum d’intesa tra le banche aderenti a Wero e EuroPA Alliance, tra cui spicca l’italiana Bancomat e con tassi di copertura elevati nel Nord Europa. L’accordo interessa 130 milioni di clienti in 13 stati.
Pagamenti digitali boomerang per sovranità UE
Quando si parla di “auto-dazio” con riferimento al Rapporto Draghi, il riferimento è a queste realtà. L’assenza di un sistema di pagamenti digitali unico nell’UE fa sì che se un’azienda belga acquista merce da una italiana, la transazione avviene tramite un operatore extra-UE, quasi certamente americano o al limite cinese. Questo pone il continente in una condizione di debolezza nei confronti dei partner internazionali, dato che non è padrone neppure dei suoi stessi pagamenti digitali. Gli altri dispongono di una mole di dati su di noi impressionanti, che li avvantaggiano con riferimento a prodotti e servizi offerti in ambito finanziario e non.
Pensate a Visa e MasterCard. Sanno quanto spende ciascuno di noi per questa o quella categoria merceologica, quali sono le nostre potenzialità economiche, la frequenza dei nostri acquisti, le nostre preferenze, ecc. E’ stato saggio per Francoforte e Bruxelles avere per molti anni sostenuto in maniera ossessiva la supremazia dei pagamenti digitali senza prima procedere alla creazione di un’infrastruttura propria? Le solite lacrime di coccodrillo appaiono più come la presa d’atto del fallimento di un’impostazione, che ormai su ogni aspetto della politica comunitaria è diventato un dato innegabile.
giuseppe.timpone@investireoggi.it