Titoli di stato ora meglio del conto in banca, ecco perché

BTp migliori del conto in banca in tempi di crisi. Ecco le ragioni per le quali dovremmo stare più attenti a non lasciare troppa liquidità infruttifera.

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BTp migliori del conto in banca in tempi di crisi. Ecco le ragioni per le quali dovremmo stare più attenti a non lasciare troppa liquidità infruttifera.

La curva dei rendimenti sovrani in Italia si sta impennando. Ieri pomeriggio, il BTp a 10 anni offriva poco meno del 2%, mentre solamente il BoT a 1 mese viaggiava su livelli di rendimento negativi. Fino alla seconda settimana di marzo, stavano sottozero le scadenze fino ai 2-3 anni. E dire che già allora fosse un’anomalia a nostro sfavore nell’Eurozona. Lo spread BTp-Bund a 10 anni ha toccato fino ai 244 punti base, ai massimi da tre settimane. Cosa succede? C’è paura per la tenuta dei conti pubblici italiani, a causa del collasso che sta accusando la nostra economia, peggiore di quello già durissimo che si registra altrove.

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Il Fondo Monetario Internazionale ha diffuso le stime sul pil dell’economia mondiale, attesa in contrazione quest’anno del 3%, con l’Italia a primeggiare tra le grandi realtà nazionali con un pesante -9,1%, solo parzialmente recuperando la ricchezza perduta nel 2021, quando il nostro pil rimbalzerà del 4,8%. A conti fatti, una zavorra per il deficit, con ripercussioni forti sul già elevato indebitamento. Eppure, adesso i BTp stanno diventando realmente allettanti.

Sempre ieri, la scadenza a 2 anni, cioè il BTp rimborsato nell’ottobre 2021, rendeva oltre l’1%. Stava sottozero fino agli inizi di marzo. E quella a 4 anni, data 1 ottobre 2023, stava sopra l’1,30%. Tutto questo, mentre da qui ad almeno i prossimi tre anni il BTp Italia ci segnala che il mercato si attende una lieve deflazione in Italia e nel resto d’Europa. Se i rendimenti di cui sopra vi sembrano non entusiasmanti, quindi, per contro dovete tenere conto che probabilmente saranno tutti guadagno reale, al netto dell’imposta, in quanto i prezzi difficilmente si muoveranno al rialzo in un’economia depressa e con quotazioni del petrolio destinate a rimanere basse anche nei prossimi trimestri.

BTp versus conto in banca

Il confronto con il conto in banca sembrerebbe decisamente a favore dei titoli di stato. Ancora oggi, le banche italiane possono disporre di liquidità sui conti correnti e deposito per 1.500 miliardi, praticamente senza sborsare un euro per i clienti. Anzi, bisogna pagare pure l’imposta di bollo allo stato di 34,20 euro sulle giacenze sopra i 5.000 euro e pari allo 0,20% per i conti deposito. Per non parlare delle commissioni e il canone richiesto per tenere attivo il conto. Interessi zero, dunque, a fronte solamente di costi. Acquistando BTp a breve, si riesce almeno a coprire i costi derivanti dall’apertura necessaria di un conto titoli e dal suo mantenimento. E adesso, si riesce pure a guadagnare qualcosa.

E i titoli di stato a breve scadenza sono molto liquidi, per cui facilmente possono trasformarsi in denaro all’occorrenza e senza perdite di rilievo nemmeno nello scenario peggiore, data la bassa “duration”. Vi chiederete se abbia senso comprarli, dati i rischi percepiti sempre più alti. La risposta ve la darete da soli rispondendo alla seguente domanda: se fallisce lo stato, credete che le banche italiane sopravvivranno senza intoppi? In altre parole, se il Tesoro in futuro si trovasse costretto a ristrutturare il suo immenso debito pubblico, a farne le spese sarebbe tutto il sistema Paese, a partire dalle banche italiane, primi creditori con circa 400 miliardi di euro. Certo, i conti correnti e deposito verrebbero garantiti fino a 100.000 euro, ma in una condizione di crisi generalizzata, il Fondo interbancario di tutela dei depositi non disporrebbe di sufficiente liquidità per pagare tutti.

Attenzione, stiamo ragionando per scenari teorici, ma solo per farvi capire che il rischio di investire in BTp non sarebbe superiore a quello di lasciare liquidità in banca. E a fronte di questo ragionamento, i primi rendono almeno qualcosa, mentre i conti non offrono più nulla da anni.

Anzi, è già una fortuna che abbiano imposto tassi negativi ai clienti, cosa che potrebbe accadere nel caso di scivolamento nella deflazione, una condizione che offrirebbe agli istituti l’opportunità per spingere in tale direzione.

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