Rendimenti turchi in caduta sul tratto lungo della curva: il mercato si aspetta un taglio dei tassi?

La lira turca resta sempre nei pressi dei minimi storici, scambiando oggi contro il dollaro a 8,66 e perdendo più del 14% da inizio anno. Movimenti di un certo interesse, invece, per i rendimenti turchi. Il bond a 10 anni offre il 17,60%, circa 130 punti base in meno da inizio giugno. La scadenza a […]

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Rendimenti turchi a lungo in calo

La lira turca resta sempre nei pressi dei minimi storici, scambiando oggi contro il dollaro a 8,66 e perdendo più del 14% da inizio anno. Movimenti di un certo interesse, invece, per i rendimenti turchi. Il bond a 10 anni offre il 17,60%, circa 130 punti base in meno da inizio giugno. La scadenza a 2 anni viaggia al 18,41%, in calo di meno di mezzo punto percentuale. Dunque, la curva sovrana sta tornando a invertirsi, mentre dalla nomina del nuovo governatore Sahap Kavcioglu a marzo aveva registrato una tendenza all’appiattimento.

Una curva invertita significa che sulle scadenze più brevi i rendimenti turchi risultano più alti delle scadenze più lunghe. Questa condizione anomala generalmente capta cattive aspettative sul fronte macro e/o un taglio dei tassi nelle vicinanze. Ed è proprio quest’ultimo ad essere probabilmente scontato dai mercati in questi giorni. La banca centrale ha tenuto i tassi d’interesse invariati al 19% anche a giugno, ma con ogni probabilità inizierà ad allentare la politica monetaria entro l’estate. A maggio, l’inflazione è scesa a sorpresa al 16,6% e ciò segnalerebbe il possibile raggiungimento del picco e il prosieguo della discesa per i prossimi mesi.

Rendimenti turchi al test dei tassi

Una volta che la banca centrale trova conforto nel “raffreddamento” dell’inflazione, potrà iniziare a tagliare i tassi, accontentando le richieste del presidente Erdogan. E i rendimenti turchi in calo più marcato sul tratto lungo sarebbero espressione anche delle minori aspettative d’inflazione da parte degli investitori, forse a seguito proprio del dato meno negativo del previsto a maggio.

Ma attenzione a sottovalutare i rischi di un allentamento monetario precoce. L’ultima esperienza dopo il 2018 non depone a favore di un abbassamento della guardia.

Oltretutto, la lira turca non smette di indebolirsi e ciò innalza il costo dei beni importati. E resta il fattore FED: se la banca centrale americana continuasse a segnalare ai mercati l’intenzione di contrastare la reflazione con un rialzo dei tassi più marcato e ravvicinato nel tempo, difficile che le valute emergenti deboli come la lira riescano a uscirne indenni.

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