Poste Italiane emette bond a 4 e 8 anni: più generosi dei BTp, meno di certi Buoni fruttiferi

Le due nuove scadenze offerte si mostrano poco generose, ma il confronto con titoli di stato e Buoni fruttiferi esita un giudizio misto.

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Poste Italiane emette due nuovi titoli obbligazionari

Poste Italiane ha collocato sul mercato due nuove obbligazioni, martedì scorso. L’importo complessivo dell’emissione è stato di 1 miliardo di euro, a fronte del quale sono stati ricevuti ordini per oltre 5 miliardi. Grazie all’alta domanda, l’emittente ha potuto ridurre gli spread sui tassi “mid-swap” alle rispettive scadenze a 45 e 85 punti base, giù da una “guidance” iniziale di +80 e +120 bp. Nel dettaglio, Poste ha offerto 500 milioni per la tranche con scadenza 10 dicembre 2024 e 500 milioni per la tranche con scadenza 10 dicembre 2028. L’operazione, curata da Goldman Sachs, IMI-Intesa Sanpaolo e JP Morgan in qualità di global coordinators ed assieme a BNP Paribas, Deutsche Bank e Unicredit come bookrunners, rientra nel Programma Euro Medium Term Notes (EMTN) da 2 miliardi. Quanti ai rating per i senior unsecured, abbiamo un giudizio BBB da parte di S&P e Baa3 di Moody’s.

I titoli appena emessi sono, dunque, “investment grade”, pur per un pelo, similmente al rating sovrano italiano. Del resto, lo stato è l’azionista di maggioranza in Poste con quasi il 60% del capitale detenuto tramite Cassa depositi e prestiti (35%) e Tesoro (29,3%). Venendo alle condizioni dell’emissione, la tranche a 4 anni zero coupon è stata piazzata a un prezzo di 100,10, per cui esita un rendimento alla scadenza del -0,025%. La tranche a 8 anni, invece, è stata prezzata a 99,758 centesimi e cedola 0,50%, per cui il rendimento lordo alla scadenza risulta dello 0,531%.

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Confronto con BTp e Bfp

Le emissioni di Poste Italiane non vanno confuse con i Buoni fruttiferi postali, che sono emessi da Cassa depositi e prestiti. In quel caso, Poste Italiane funge da società di distribuzione di un debito altrui.

Tuttavia, ci permettiamo di effettuare un confronto con questi ultimi, dato che anche Poste risulta controllata dal Tesoro e, in un certo senso, il suo debito può considerarsi prossimo a quello sovrano e della CDP per grado di sicurezza percepita sui mercati. Dobbiamo ammettere che le due scadenze non si mostrino generose. La prima, quella più corta di 4 anni, offre senz’altro meno di qualsiasi Buono fruttifero postale, dato che questi non prevede in nessun caso tassi negativi per i risparmiatori.

Quanto alla seconda tranche di 8 anni, in via generale risulta più generosa. Per quanto un confronto diretto non sia del tutto possibile, date le differenze tecniche tra gli strumenti, il Buono fruttifero postale 3×4 offre un tasso d’interesse dello 0,20% annuo per chi tiene il risparmio investito per 6 anni e dello 0,30% per 9 anni. La versione 4×4 offre solo lo 0,30% dopo 8 anni e il Buono ordinario appena lo 0,29%.

In tutti questi casi, quindi, i Buoni fruttiferi postali risultano meno generosi del bond a 8 anni appena emesso da Poste Italiane. C’è un’eccezione: il Buono fruttifero postale dedicato ai minori. Chi lo comprasse a favore di un minore di 10 anni e, quindi, per un investimento di 8 anni residui fino al raggiungimento della maggiore età, si ritroverebbe a percepire un tasso d’interesse annuale dell’1,50%, quasi 3 volte più alto. Attenzione, perché a parità di rendimento, la tassazione sulle obbligazioni di Poste Italiane è maggiore: 26% contro 12,50% per Buoni fruttiferi e BTp. Completiamo il confronto con questi ultimi: il BTp a 4 anni offre -0,19% e quello a 8 anni lo 0,37%. In entrambi i casi, Poste ha garantito rendimenti nettamente più elevati.

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