Obbligazioni Intesa-Sanpaolo in dollari, rendimento netto sopra il 2%

Le obbligazioni Intesa-Sanpaolo in dollari con scadenza nel 2028 e 2030 offrono rendimenti netti superiori al 2% e in rialzo da settimane

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Obbligazioni Intesa-Sanpaolo in dollari

L’era dei tassi a zero sui mercati finanziari volge alla fine, anzi possiamo iniziare ad affermare che sia già finita. Basti guardare al Bund a 10 anni, passato in poche sedute da un rendimento negativo a uno superiore allo 0,20%. Un fenomeno che sta riguardando particolarmente gli USA, dove il Treasury decennale sfiora il 2%. Analizziamo in questo articolo le obbligazioni Intesa-Sanpaolo in dollari, le quali risultavano più remunerative di quelle in euro già prima del rialzo dei rendimenti in corso sui mercati.

Il bond con scadenza 18 novembre 2028 e cedola 2,3% (ISIN: XS2407748016) offre oggi un rendimento lordo del 3,11%, pari al 2,30% netto. Dovete tenere conto, infatti, dell’imposta sugli interessi del 26% nel caso delle obbligazioni Intesa-Sanpaolo, cioè aziendali. Quest’anno, il titolo si è deprezzato di quasi il 5% a 95,32 centesimi. Questo significa che acquistarne un lotto minimo di 2.000 dollari costa 1.906,40 dollari. La differenza di 93,60 dollari si traduce alla scadenza in una plusvalenza.

Il bond con scadenza 13 novembre 2030 e cedola 2,1% (ISIN: XS2241390983) offre, invece, un rendimento più basso: 2,85% lordo, pari al 2,10% netto. Perde da inizio anno il 2% e il prezzo è sceso ai circa 94,70 centesimi di oggi. Dunque, un lotto minimo di 2.000 dollari costa 1.893,80 dollari. Anche in questo caso, l’obbligazionista matura una plusvalenza alla scadenza, per l’esattezza pari a 106,20 dollari.

Obbligazioni Intesa-Sanpaolo e rischio cambio

In entrambi i casi, il rischio di cambio minaccia il rendimento effettivo. Se il cambio euro-dollaro salisse in area 1,32, le obbligazioni Intesa-Sanpaolo 2028 alla data del rimborso si rivelerebbero infruttifere. Il deprezzamento del biglietto verde, infatti, avrebbe compensato totalmente il rendimento netto annuale odierno. Sopra tale soglia, l’obbligazionista accuserebbe una perdita; sotto di essa, riporterebbe un minimo guadagno. Se, infine, il cambio euro-dollaro scendesse sotto il livello attuale di 1,1440, il rendimento netto aumenterebbe dal 2,3% annuale attuale.

Nel caso delle obbligazioni Intesa-Sanpaolo con scadenza 2030, la soglia-limite sale di poco all’incirca a 1,35. Vale lo stesso ragionamento sopra esplicitato: rendimento netto del 2,1% più che azzerato sopra 1,35 e rosicchiato per tassi di cambio tra 1,1440 e 1,35. Sotto 1,1440, invece, l’effetto cambio giocherebbe a favore dell’obbligazionista e il rendimento netto salirebbe. In un arco di tempo così lungo, non è possibile a priori profetizzare con ragionevole certezza la direzione del dollaro. Tendenzialmente, dovrebbe deprezzarsi nei prossimi anni contro l’euro. Ma negli anni passati, è accaduto il contrario, malgrado le previsioni ribassiste.

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