Obbligazioni ENI 2023, meglio il bond in euro o in dollari come rendimento?

Quale obbligazione ENI a 4 anni conviene? Quella in dollari (ISIN: US26874RAG39) o in euro (ISIN: XS0951565091)? Facciamo una breve analisi del rendimento effettivo.

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Quale obbligazione ENI a 4 anni conviene? Quella in dollari (ISIN: US26874RAG39) o in euro (ISIN: XS0951565091)? Facciamo una breve analisi del rendimento effettivo.

Ottimo momento per il mercato obbligazionario corporate nell’Eurozona. Nel primo semestre di quest’anno sono stati emessi bond in euro per 210 miliardi, il 21% in più su base annua. Persino giganti americani stanno indebitandosi in euro per approfittare dei rendimenti infimi di questa fase, con quasi un quinto degli stessi corporate ad essere scesi sottozero.

Tra questi, abbiamo anche le obbligazioni ENI con scadenze medio-brevi. Il bond luglio 2023 (ISIN: XS0951565091) offre cedola 3,25% e attualmente quota sul mercato in area 113,70, esitando un rendimento che per poco non sfiora il -0,20%.

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Il solo fatto che si vociferi che la BCE possa ripristinare gli acquisti netti di corporate bond nell’area sta sostenendo i prezzi di questi titoli, già in pancia a Francoforte per 178 miliardi sui 700 con rating “investment grade” e scadenze superiori ai 2 anni. Peraltro, trattandosi di una utility, sta beneficiando del crollo dei tassi di mercato. Il comparto è generalmente caratterizzato, infatti, da alti livelli di indebitamento, per cui tende a reagire in maniera marcata alle mutate aspettative sui tassi nell’uno o nell’altro senso.

Acquistare l’obbligazione ENI con rendimento negativo non sembra un grosso affare, a meno di non credere in un ulteriore apprezzamento. Esso è possibile, ma difficilmente sarà consistente, considerando che già oggi, in virtù del suo rating superiore a quello sovrano italiano (“A-” per Standard & Poor’s e Fitch, “Baa1” per Moody’s per il debito a lungo termine), offre rendimenti nettamente inferiori ai BTp di pari durata e di ben circa 90-95 punti base. E allora, bisogna guardare alle obbligazioni ENI in dollari, come il bond emesso con scadenza sempre 2023, ma a settembre (ISIN: US26874RAG39).

Bond ENI in dollari conveniente?

Il titolo offre cedola 4%, ma chiaramente comporta l’assunzione del rischio di cambio, essendo denominato in una valuta straniera. Attualmente, prezza poco meno di 104 e rende così il 2,95%, cioè oltre il 3,10% in più all’anno di quello in euro, qualcosa come il 12,5% cumulato alla scadenza.

Affinché risulti preferibile al bond in euro, servirebbe che da qui al settembre 2023 il cambio euro-dollaro non si apprezzasse più del 12,5% per l’appunto, cioè che non salisse in area 1,27. Cosa si aspetta il mercato? Per capirlo, vi diciamo che secondo i futures di CME Group, principale società di derivati, nel settembre 2023 il cambio euro-dollaro salirebbe a 1,2470.

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E monitorando lo spread a 4 anni tra USA e Germania, scopriamo che anche per questa via si ottiene che nell’estate del 2023 un euro arriverebbe ad acquistare circa 1,2450 dollari. I futures di CME Group ci consentono anche di capire come si evolverà, almeno secondo il mercato, il tasso di cambio fino alla scadenza del bond. Si consideri che le cedole sono due all’anno, staccate a marzo e a settembre. Tenuto conto di questi flussi e scontandoli per i cambi attesi alle varie scadenze, otteniamo che il monte-cedole effettivo (in euro) sarebbe di circa il 15% rispetto al valore dell’investimento effettuato oggi, a fronte di un 10% di perdita in euro del capitale alla scadenza, una volta effettuata la riconversione.

In definitiva, parrebbe che non solo l’obbligazione ENI 2023 in dollari esiti un rendimento superiore a quello in euro di pari durata, ma che questo risulterebbe cumulativamente positivo di 5 punti percentuali, pari a un rendimento annuo semplice dell’1,25%. Può sembrare poco, ma in questa fase è tanto. E se la BCE dovesse sorprendere con stimoli più intensi o duraturi di quanto sinora scontato, il titolo sarebbe destinato ad apprezzarsi, risentendo sia della corsa ai bond nell’area, sia dell’indebolimento atteso dell’euro nei confronti del dollaro, un fatto che farebbe lievitare il rendimento alla scadenza.

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