Obbligazioni Banca IMI in dollari, meglio cedole step-up o fisse?

Bond in dollari con cedole crescente e altri con cedole fisse di Banca IMI. Vediamo quali dei due sarebbe più conveniente per l'investitore, fatto salvo il rischio di cambio.

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Bond in dollari con cedole crescente e altri con cedole fisse di Banca IMI. Vediamo quali dei due sarebbe più conveniente per l'investitore, fatto salvo il rischio di cambio.

Banca IMI, la banca d’investimento del Gruppo Intesa Sanpaolo, ha emesso in questi giorni nuove obbligazioni in dollari, salendo così a quota 53 per le Obbligazioni Collezione. Due sono i bond in questione. Uno ha durata 7 anni e scade il 23 ottobre 2026 (ISIN: XS2066560421), con cedole crescenti lungo il periodo dell’investimento (step-up), pari al 2,30% per i primi 2 anni, al 2,60% per il terzo e il quarto anno, al 2,90% per il quinto e sesto anno e al 3,20% per il settimo anno.

Il secondo ha durata 4 anni, scade il 23 ottobre 2023 e offre cedole annuali fisse del 2,30% (ISIN: XS2066559928).

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A questo punto, viene da chiedersi quale delle due obbligazioni risulterebbe più conveniente per un investitore italiano, ossia dell’Eurozona. Per rispondere, bisogna affrontare il tema del rischio di cambio. I titoli sono denominati in dollari USA e nel caso in cui la valuta americana si deprezzasse contro l’euro, evidentemente alla data del rimborso o dell’eventuale disinvestimento anticipato accuseremmo una perdita in conto capitale. E il mercato si attende che il cambio euro-dollaro si rafforzi nei prossimi anni. Di quanto? Un indicatore ce lo fornisce lo spread tra Treasury e Bund alle varie scadenze.

Quale dei due bond conviene?

Il quadriennale americano offre l’1,58% contro il -0,59% del Bund di pari durata, per cui il differenziale di rendimento è del 2,27%. Sulla scadenza a 7 anni, siamo rispettivamente all’1,67% e al -0,59%, pari a un differenziale del 2,26%, sostanzialmente uguale a quello precedente. Ne consegue che, almeno secondo le attuali previsioni del mercato, il cambio euro-dollaro dovrebbe deprezzarsi della stessa entità percentuale ogni anno, dunque senza accelerazioni. Sottraendo queste percentuali alle cedole, otteniamo che il bond a 7 anni offrirebbe una media ponderata annua dello 0,42/0,43%, quello a 4 anni dello 0,03%. Ne consegue che, almeno in linea teorica, converrebbe puntare più sul bond con cedole step-up, perché offrirebbe un tasso annuo effettivo maggiore.

Certo, se a seguito dell’attesa rialzista sui tassi BCE e di quella ribassista sui tassi Fed, il mercato iniziasse a scontare un cambio euro-dollaro in repentino apprezzamento nel medio-lungo termine, il discorso cambierebbe.

Allo stesso tempo, se la banca centrale americana continuasse a tagliare i tassi, le obbligazioni in dollari salirebbero di prezzo, almeno in parte compensando il deprezzamento del cambio. In quel caso, ad avvantaggiarsene sarebbero i titoli di durata più lunga, la cui reattività ai rendimenti di mercato risulta maggiore per via della “duration”. E anche da questo punto di vista, forse il bond a 7 anni sarebbe più interessante.

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