L’Ucraina manda in fibrillazione i mercati. La hryvnia  precipita e i rendimenti obbligazionari s’impennano. Quello che era considerato un clima da guerra fredda potrebbe presto diventare da guerra calda. Su tutti i fronti. La recente escalation degli eventi sta infatti destabilizzando la zona mettendo a rischio gli interessi economici, finanziari e strategici di Russia ed Europa. Dopo la caduta del presidente Viktor Yanukovic e il ritorno sulla scena di Yiulia Tymoshenko che aveva guidato la rivoluzione arancione dieci anni fa, gli equilibri politici ed economici fra Mosca e Kiev si sono incrinati.

Il potere centrale è ora nelle mani di un governo provvisorio in attesa di nuove elezioni, mentre la popolazione è di fatto stremata e spaccata in due: da una parte c’è chi vorrebbe svincolarsi dalle ingerenze di Mosca guardando all’Europa, mentre dall’altra c’è chi vorrebbe restare all’ombra del Cremlino. In gioco ci sono interessi commerciali (Unione Doganale russa), finanziari e strategico-militari. A cominciare da quelli che si snodano nella Repubblica di Crimea.

 

Gli interessi russi in Crimea

 

crimea

La penisola della Crimea è considerata dagli storici territorio di interesse strategico per la Russia sin da tempi remoti. La popolazione è di nazionalità russa e vive in Crimea ancor aprima dell’indipendenza dell’Ucraina dall’ex URSS. Nonostante sia stata ceduta nel 1954 dall’allora presidente dell’ex Unuione Sovietica Krusciov all’Ucraina, la Crimea è di fatto sempre rimasta sotto il controllo indiretto di Mosca. A Sebastopoli ci sono le basi navali russe che controllano a tutto campo il Mar Nero e costituiscono un importante avamposto per i territori limitrofi su cui la Russia basa da sempre gran parte dei propri affari per lo sfruttamento del petrolio, il traffico delle merci e il controllo dei gasdotti. La Russia paga un “affitto” all’Ucraina per mantenere la propria flotta di stanza a Sebastopoli e il contratto, in scadenza nel 2017, era stato rinnovato proprio da Yanukovic, fino al 2042.

Inutile dire – come osserva RussiaOggi – che l’intervento militare da parte di Mosca in Crimea sia stato fatto in difesa degli interessi russi in Crimea visto il precipitare degli eventi a Kiev. Così, la Russia in Crimea agisce nell’ambito di un accordo, firmato con l’Ucraina, relativo al posizionamento della flotta del Mar Nero a Sebastopoli.

 

Crollo delle riserve valutarie e della hryvnia

 

carri armati russi

Come andrà a finire è difficile dirlo. Difficile immaginare che la Russia molli la Crimea all’Ucraina, anche se il nuovo governo è filoeuropeista. Politologi ed esperti, tuttavia, ritengono che non ci sarà un’altra guerra di Crimea, ma che molto probabilmente la situazione possa evolversi verso uno stallo politico-diplomatico in attesa delle nuove elezioni. Appare scontato che le forze rivoluzionarie che fanno capo alla Timoschenko guideranno il prossimo esecutivo a Kiev, ma a che prezzo per Mosca e per gli ucraini? Sembra di tornare al 1945 quando i grandi della Terra (Stalin, Roosevelt e Churchill) si spartirono il mondo a Yalta mentre Berlino stava capitolando. La Crimea torna infatti a essere fulcro di importanti trattative fra le forze in campo per il controllo dell’antica terra degli zar. 

La Russia ha appena garantito 15 miliardi di dollari di aiuti per cinque anni per evitare il default dei titoli di stato ucraini, stante l’enorme calo delle riserve valutarie del paese: a fine gennaio ammontavano a circa 16 miliardi di dollari (fonte banca centrale ucraina). Ma il calo potrebbe continuare per via del saldo della bolletta energetica, nonostante la Russia abbia accordato uno “sconto” sulle forniture di gas all’Ucraina di circa il 30%. La bancarotta è quindi oggi più probabile rispetto a qualche mese fa, anche perché la hryvnia, la moneta locale, ha perso un altro 7% contro il dollaro arrivando a quota 11,50, e il primo ministro Yatsenyuk non ha perso tempo chiedendo aiuti immediati al Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Quegli aiuti che lo stesso FMI aveva ritirato nel 2011, vista l’instabilità politica derivante da Yanukovic. Il FMI ha raccolto subito l’s.o.s. ma è certo che l’istituzione guidata da Christine Lagarde non farà sconti a nessuno e a pagare potrebbero essere i detentori delle obbligazioni (vedi Grecia), per lo più banche e istituzioni russe. A giorni è attesa a Kiev una delegazione del FMI che dovrà anche fare chiarezza sulla sparizione di ben 37 miliardi di dollari dalle casse del Tesoro ucraino. Soldi che – secondo fonti ucraine interne – sarebbero stati distratti da Yanukovic a favore della Russia.

 

Ucraina presto in default senza aiuti esterni

 

bond ucraina

Yatsenyuk non ha nascosto ai deputati la gravità della situazione, non solo finanziaria. L’Ucraina è sull’orlo del collasso politico ed economico e la situazione sembra sempre più somigliare a quella dell’Argentina del 2001. L’Ucraina ha bisogno di un supporto finanziario esterno per evitare la bancarotta. Anche perché, attualmente, il Paese non può permettersi di scendere sui mercati obbligazionari per farsi prestare denaro. Anche a causa del declassamento del rating sovrano, ora a CCC, da parte di Standard & Poor’s. Si parla di 20 miliardi di dollari subito, ma il conto potrebbe salire a più di 50 per stabilizzare il paese. Il tutto dovrà essere risolto a breve: fra 90 giorni l’Ucraina dovrà infatti rimborsare obbligazioni per 1 miliardo di dollari. Si tratta di un bond di brevissima durata, emesso nell’agosto del 2012 (Isin XS0804778214), che paga una cedola del 7,95% e rende al momento il 30% (vedi grafico a lato). Un’eneromità. Le risorse finanziarie per ora sono state assicurate da Mosca, ma non è detto che all’ultimo mento il Cremlino possa ritirare il supporto finanziario all’Ucraina se la situazione interna dovesse precipitare.[fumettoforumleft]  Gli analisti ritengono che l’obbligazione sarà regolarmente rimborsata, ma non v’è certezza sulle prossime scadenze, tutto dipenderà dall’evoluzione politica interna e da cosa chiederà in cambio il FMI se dovesse tornare a concedere prestiti a Kiev.

E difatti i Credit default swap (Cds), gli strumenti finanziari che fungono da assicurazione contro il fallimento di un asset, in questo caso le obbligazioni governative ucraine, sono a quota 1.093 punti, un livello simile a quello della Grecia di due anni fa.