La volatilità rende questo bond imperdibile per gli speculatori

Obbligazioni senza cedola molto esposte alla volatilità sui mercati, specie se con scadenze medio-lunghe. Ecco un caso che conferma la loro appetibilità speculativa.

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Obbligazioni senza cedola molto esposte alla volatilità sui mercati, specie se con scadenze medio-lunghe. Ecco un caso che conferma la loro appetibilità speculativa.

Nell’estate scorsa, la Germania ha emesso il suo primo Bund a 30 anni senza cedola (ISIN: DE0001102481), potendo approfittare di un momento magico per il suo mercato sovrano, dato che l’intera curva delle scadenze era appena scesa in territorio negativo. In altre parole, il governo tedesco da qualche tempo a questa parte viene pagato dagli investitori per indebitarsi su qualsiasi scadenza. E così, il Bund 15 agosto 2050 zero coupon si mostra piuttosto volatile nelle contrattazioni, risentendo della duration elevatissima, trattandosi di una scadenza molto lunga e non essendovi alcuna cedola capace di frenare gli apprezzamenti o i deprezzamenti quando rispettivamente i rendimenti scendono o salgono.

Perché l’asta Bund a 30 anni senza cedola è stata un flop

Ad esempio, il 9 marzo scorso questo titolo arrivò a rendere il -0,49%, prezzando a un massimo storico di 115,70. In altre parole, chi lo avesse acquistato allora avrebbe speso 1.570 euro per inserire in portafoglio un Bund da 1.000 euro rimborsato nell’agosto del 2050, senza neppure aspirare ad incassare un solo euro di cedole. Perché rimetterci? Semplicemente per parcheggiare la liquidità in un asset sicuro, in attesa di momenti migliori.

Questo titolo stamattina scambia a 100,80, cioè risulta avere perso quasi il 13% dai massimi toccati a marzo. Al contempo, però, guadagna il 9% dagli inizi di giugno e ben il 12% rispetto all’inizio dell’anno, quando la quotazione nemmeno arrivava a 90 centesimi. Questo significa che chi avesse avuto in portafoglio il suddetto Bund all’apertura del 2020 sarebbe riuscito a rivenderlo a quasi il 30% in più dopo meno di 70 giorni. In quel frangente, infatti, l’umore sui mercati era passato dal bianco al nero pesto per l’irrompere dell’emergenza Coronavirus.

Il saliscendi del Bund 2050

Nelle ultime settimane, tra gli investitori si sta diffondendo un certo ottimismo sull’uscita dell’Eurozona dalla crisi e l’accordo di ieri sul Recovery Fund, scontato ormai da fine maggio, non fa che sostenerlo. Per questo, i capitali stanno ri-affluendo lentamente verso la periferia, beneficiando gli assets percepiti più a rischio come i BTp e deprezzando i “safe assets”, quali sono i Bund. In effetti, il trentennale tedesco è passato dal -0,49% al -0,04% in quattro mesi e mezzo, mentre l’omologo italiano, che in aprile aveva superato il 3%, adesso si attesta al 2,03%.

Il Bund 2050 senza cedola conferma i rischi delle obbligazioni ultra-lunghe

Gli speculatori con gli zero coupon ci vanno a nozze. Non esiste titolo obbligazionario migliore per puntare al rialzo o al ribasso. Le variazioni piuttosto estreme dei prezzi garantiscono lauti guadagni quando si azzecca la scommessa, mentre infliggono grosse perdite quando la si sbaglia. Il momento più favorevole per acquistare il Bund 2050 è stato senz’altro fino ai primi di gennaio, quando il titolo scambiava nettamente sotto la pari, offrendo un rendimento fino a circa un terzo di punto percentuale. Pochissimo, specie se raffrontato ai rendimenti sovrani italiani, ma pur sempre qualcosa e in relazione a un’obbligazione della massima qualità, che in portafoglio non fa mai male, specie in previsione di possibili giornate di pioggia.

Adesso, questo Bund prezza ancora sopra la pari e, pertanto, non è consigliabile l’acquisto da parte dell’investitore individuale. Sarebbe più opportuno attendere che eventualmente scenda sotto 100, così da avere la certezza di non rimetterci, a patto di tenerlo fino alla scadenza. E poiché i tempi cupi non sono affatto finiti, al primo riaffacciarsi delle tensioni finanziarie nell’area, questo bond farà il suo lavoro. Ma non è facile trovarlo in giro, essendone stati emessi per appena 2 miliardi di euro ad oggi. Di fatto, parliamo di un titolo in mano agli investitori istituzionali.

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