L’inflazione fa paura, ma per i BTp Italia sarà transitoria

L'inflazione preoccupa governi e banche centrali, anche se i BTp Italia non segnalano ancora panico tra gli obbligazionisti

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Per i BTp Italia non c'è rischio inflazione

Il dato sull’inflazione americana a ottobre si è rivelato superiore alle previsioni: +6,2% su base annua, ai massimi dal novembre del 1990. Gli analisti si aspettavano una crescita del 5,9%, comunque in accelerazione dal 5,4% di settembre. I mercati finanziari temono da mesi gli effetti di questa impennata dei prezzi al consumo, anche se il mercato obbligazionario per adesso è rimasto pressoché immune. I BTp Italia non segnalano, ad esempio, alcun panico tra i possessori.

Tornando dal dato USA, è emerso che nel mese scorso i salari reali dei lavoratori americani sono diminuiti dell’1,2% in un anno. Questo significa che le famiglie stanno perdendo potere d’acquisto per effetto della crescita dei redditi inferiori all’inflazione. E ciò rischia di colpire molto presto i consumi. Eppure, se andiamo a calcolare quale sarebbe l’inflazione attesa nel nostro Paese, scopriamo dai BTp Italia che essa risulterebbe abbastanza bassa anche nei prossimi anni.

Inflazione bassa per i BTp Italia

Il BTp Italia 2026 e cedola reale 0,55% (ISIN: IT0005332835) offriva ieri un rendimento del -0,92%, acquistandosi sul Mercato obbligazionario Telematico di Borsa Italiana a poco meno di 107. Confrontandosi con lo 0,03% offerto dal bond con cedola fissa di pari durata, lo spread dello 0,95% tra i due capterebbe l’inflazione media annua attesa da qui al 2025 in Italia. Non solo bassa, ma meno della metà del target BCE, che è del 2%.

Analizzando scadenze indicizzate più corte, ci accorgiamo che l’inflazione attesa risulterebbe sì un po’ più alta, ma pur sempre molto contenuta. Il BTp Italia maggio 2025 e cedola reale 1,40% (ISIN: IT0005410912) offriva, sempre ieri, -1,22%, a fronte del -0,13% del bond con cedola fissa, per cui lo spread tra i due era dell’1,09%.

Il tasso d’inflazione da qui al 2025 supererebbe di poco l’1%, insomma. Analogo il dato che emerge dal confronto tra il BTp Italia aprile 2024 e cedola reale 0,40% (ISIN: IT0005174906) con la scadenza ordinaria: 1,08%. Infine, lo spread più alto si riscontra non a caso tra il BTp Italia maggio 2023 e cedola reale 0,45% (ISIN: IT0005253676): 1,28%.

Cosa ne deduciamo? Più lungo l’orizzonte temporale e minore l’inflazione italiana attesa. Gli obbligazionisti credono, insomma, che il rialzo dei prezzi sia transitorio e destinato a sfumare con i mesi e gli anni. Il 2,9% di ottobre non ha seminato alcun panico. E una situazione simile la si coglie per l’inflazione dell’Eurozona. Il BTp€i 2026, indicizzato proprio a quest’ultima, esibisce uno spread dell’1,54% rispetto al bond di pari durata con cedola fissa. Neppure nel resto d’Europa, quindi, il tasso d’inflazione salirebbe nel medio-lungo termine sopra il target BCE. O almeno questo crede il mercato, anche se le aspettative potrebbero mutare drasticamente dopo il dato americano di ieri.

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