Ecco tre differenze rilevanti tra BTp€i e BTp Italia

Ecco quali sono le differenze tra i BTp€i e i BTp Italia, entrambi titoli di stato con cedole variabili e indicizzati all'inflazione

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Impatto dei titoli di stato sui conti pubblici

A giugno vi è stato l’ultimo collocamento in ordine di tempo di BTp Italia. Si tratta di un titolo di stato indicizzato al tasso d’inflazione FOI dell’ISTAT. E sappiamo anche che vi sono altri titoli di stato indicizzati, cioè i BTp€i. Soltanto che in questo caso l’inflazione a cui si fa riferimento è quella dell’Eurostat, la quale fa riferimento all’Eurozona. Acquistare gli uni o gli altri può fare la differenza, specie quando i tassi d’inflazione in Italia dovessero divergere marcatamente da quelli dell’Eurozona. Al di là di questo, esistono alcuni dettagli tecnici che rendono differenti tali emissioni. E in questo articoli li esamineremo per evitare di ritrovarci dinnanzi a qualche spiacevole sorpresa.

La prima differenza rilevante l’abbiamo già detta: i BTp€i sono indicizzati al tasso d’inflazione Eurostat. Ad esempio, a luglio esso risulta salito all’8,9%, mentre l’inflazione FOI in Italia è scesa al 7,9%. Esiste un punto percentuale di distanza tra i due tassi. E non è poco, neppure in una fase di alta inflazione come questa.

Differenze nel calcolo della cedola

La seconda differenza di rilievo riguarda, invece, il meccanismo di recupero dell’inflazione. Le cedole del BTp Italia sono rivalutate semestralmente per l’aumento dell’indice dei prezzi rispetto al semestre precedente. Ad esempio, il BTp Italia giugno 2030 a dicembre staccherà la prima cedola. Essa sarà pari alla metà dell’1,60% annuo fisso reale, rivalutata per l’eventuale aumento percentuale dell’indice FOI, fissato inizialmente a 109,72.

Invece, i BTp€i offrono all’obbligazionista una cedola semestrale rivalutata al tasso d’inflazione Eurostat intercorrente tra la data di godimento del titolo e quella di pagamento della cedola medesima.

Tecnicamente, trattasi di una differenza non di poco conto.

Perché il BTp€i può costare di più

Infine, il BTp Italia ogni sei mesi accredita all’obbligazionista la quota di rivalutazione del capitale sulla base dell’inflazione semestrale. Nel caso di un BTp€i, tale rivalutazione avviene solamente alla scadenza. Questo significa che il capitale rimborsato dal Tesoro alla scadenza non sarà pari a 100, bensì maggiorato dell’indicizzazione all’inflazione Eurostat sin dalla data di godimento del bond. Per questa ragione – ecco la spiacevole sorpresa a cui accennavamo all’inizio – può capitare di acquistare un BTp€i sul mercato secondario pensando che il suo costo sia uguale al prezzo vigente, mentre esso risulterà anche nettamente superiore, in quanto dovrà tenere conto dell’indicizzazione avvenuta dalla data di godimento fino alla data dell’acquisto.

Ritorneremo su questo tema, che continua a disorientare moltissimi risparmiatori, persino alcuni investitori istituzionali. I meccanismi d’indicizzazione non sono così immediati come potremmo supporre. Ed è un paradosso, considerato che lo stato cerchi da anni di attirare capitali proprio dalle famiglie attraverso le emissioni di BTp Italia e, ultimamente, di BTp Futura. Anziché accrescere il grado di trasparenza e semplicità nei calcoli da effettuare per determinare il rendimento, sembra che faccia di tutto per complicare la vita ai sottoscrittori. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

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