Ecco perché i rendimenti dei bond nell’Area Euro resteranno bassi anche quest’anno

I rendimenti dei bond nell'Eurozona non dovrebbero subire scossoni, pur con un'inflazione alta e l'avvio del "tapering" della BCE.

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Rendimenti bond resteranno bassi

Intesa Sanpaolo ha stimato le emissioni nette di debito pubblico nell’Eurozona a 369 miliardi di euro nel 2022, in calo dai 537 miliardi del 2021. Le cifre confermano il miglioramento in corso dei conti pubblici nell’area, con il deficit fiscale atteso al 3,7% dal 7,1% dello scorso anno. Le economie nazionali si stanno riprendendo dalla pandemia, ma la sospensione del Patto di stabilità spinge i governi ad attuare politiche fiscali espansive. Quanto alle emissioni lorde, cioè comprensive dei titoli di stato da rinnovare (732 miliardi, +75 miliardi sul 2021), sono stimate in 1.102 miliardi dai 1.194 miliardi del 2021.

I rendimenti dei bond sono attesi in rialzo dagli analisti, in quanto la BCE nei prossimi mesi taglierà l’ammontare degli acquisti dei bond. Quelli condotti con il PEPP cesseranno dopo marzo. In cambio, saliranno per due trimestri gli acquisti realizzati con il “quantitative easing” (QE), il programma ordinario varato nel 2015. Basta fare qualche calcolo per scoprire, però, che non dovremmo assistere ad alcuno scossone sui mercati sovrani.

Rendimenti bond bassi con gli acquisti BCE

Il PEPP durerà, come detto, fino a fine marzo. Considerato che nel bimestre ottobre/novembre gli acquisti tramite questo programma sono stati pari alla media mensile di 65 miliardi, possiamo immaginare che la BCE li riduca ulteriormente in area 50-60 miliardi per questo trimestre. In tutto, sarebbero 150-180 miliardi destinati ai bond governativi. Invece, gli acquisti con il QE procedono al ritmo medio di 13 miliardi per i soli bond governativi sui 20 miliardi complessivi. Tenendo conto di questa proporzione, possiamo stimare quelli realizzati quest’anno in circa 215 miliardi. Il totale sfiorerebbe finanche i 400 miliardi, collocandosi per l’esattezza tra 360 e 390 miliardi.

Dunque, le emissioni nette dovrebbero essere totalmente assorbite.

Anzi, resterebbe pure spazio per qualche acquisto in eccesso, che finirebbe per tenere compressi i rendimenti dei bond in pieno “tapering”. Chiaramente, molto dipenderà dai deficit effettivi dei governi, a loro volta dipendenti dall’evoluzione sanitaria. Peraltro, esistono anche le emissioni sovranazionali dell’Unione Europea per finanziare il Recovery Fund. Per quest’anno, sono attese a 140 miliardi. Tuttavia, si tratta di bond considerati “safe asset”, beni rifugio sui mercati. Per tale ragione, fanno concorrenza diretta più ai Bund della Germania e ai titoli dell’Olanda che non ai nostri BTp. Resta il fatto, comunque, che le emissioni nette di titoli italiani dovrebbero restare scoperte per 40-50 miliardi. A meno che i saldi fiscali del 2021, probabilmente migliori delle attese, non ci forniscano un quadro migliore anche per l’anno appena iniziato.

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