E i bond turchi ora scontano un rialzo dei tassi

I rendimenti dei bond turchi stanno esplodendo con il crollo della lira e segnalano una possibile inversione di tendenza della banca centrale

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Bond turchi in caduta libera

Ieri, è stata un’ennesima seduta drammatica per la lira turca, arrivata a cedere il 9%. Il tasso di cambio contro il dollaro punta a 18 e le perdite da inizio anno sfiorano il 60%. Gli stessi bond turchi stanno collassando. Sempre ieri, il rendimento a 10 anni saliva al 23,31%. Era al 12,70% agli inizi di gennaio. Male anche la scadenza a 2 anni, salita al 23,40% dal 14,25% di inizio 2021.

Ci sono state tre fasi quest’anno per i bond turchi: curva invertita fino all’esautoramento del governatore centrale Naci Agbal a marzo; curva positiva fino a qualche giorno fa; curva nuovamente invertita, adesso. Non è un caso quanto stia accadendo. Una curva si dice invertita quando i rendimenti a breve termine superano quelli a lungo termine. Ciò accade quando il mercato sconta un rialzo dei tassi o una imminente recessione economica.

Bond turchi, cosa segnala il mercato

In condizioni ordinarie, infatti, i rendimenti a breve sono inferiori di quelli a lungo. Quando alla guida della Merkez Bankasi c’era Agbal, gradito ai mercati per la sua policy monetaria ortodossa, i bond turchi scontavano rialzo dei tassi e inflazione calante nel tempo. I rendimenti a breve riflettono perlopiù le condizioni monetarie, quelli a lungo le aspettative d’inflazione. Dunque, la curva invertita si rivelava appropriata rispetto alla strategia dell’istituto di alzare il costo del denaro per combattere l’alta inflazione.

Licenziato Agbal dal presidente Erdogan, il mercato tornava a scontare inflazione crescente e tassi d’interesse calanti. Ed ecco che la curva da invertita diventava ripida. A metà novembre, ad esempio, il rendimento a 10 anni superava il 18,60%, quello a 2 anni era al 17% scarso. Ieri, nuovamente il sorpasso. Evidentemente, stavolta il mercato torna a prezzare timidamente un nuovo rialzo dei tassi, confidando sul fatto che il crollo della lira sia di tale entità, che il presidente Erdogan dovrà accettare un’inversione di tendenza nella policy monetaria.

I tassi d’interesse sono stati tagliati di 500 punti base in tre mesi al 14%. Nel frattempo, l’inflazione a novembre è salita al 21,31%, per cui i tassi reali sono a -7,30% e i rendimenti sovrani nell’ordine del 2%. Non illudano neppure i guadagni azionari, con la Borsa di Istanbul a segnare +29% quest’anno. In dollari, il saldo sarebbe negativo di quasi il 30%.

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