Cosa significa il “quantitative tightening” della BCE per i nostri BTp

Il "quantitative tightening" sarà attuato con ogni probabilità a partire dai primi mesi del 2023. Ecco il possibile impatto per i BTp.

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Tassi BCE, a marzo la svolta?

Il governatore della BCE, Christine Lagarde, ha oramai chiarito che l’istituto da lei guidato andrà verso la riduzione del bilancio nei prossimi mesi. Si tratta di un’ulteriore mossa nella lotta contro l’inflazione nell’Eurozona. In gergo, è definito “quantitative tightening”. Di cosa si tratta? La BCE ha acquistato titoli di stato e obbligazioni private sin dal marzo 2015, con il fine di aumentare la liquidità sui mercati e stimolare così i prezzi al consumo. Il cosiddetto “quantitative easing” (QE) fu sospeso solamente per tutto il 2019 per riprendere vita l’anno successivo fino al giugno scorso. Questo programma monetario ha ampliato il portafoglio della BCE di 3.255 miliardi di euro.

Sebbene gli acquisti siano cessati, Francoforte si è impegnata a continuare a rinnovare i bond in scadenza a tempo indeterminato. Con il “quantitative tightening”, questi rinnovi automatici non ci sarebbero più. In altre parole, i governi dovranno trovare sul mercato una parte della domanda che verrà mano.

Secondo Nomura, l’operazione debutterà nel secondo trimestre dell’anno prossimo e riguarderà un terzo delle scadenze.

Quantitative tightening: ecco minori acquisti di BTp

Dai dati forniti dalla stessa BCE, abbiamo che nel periodo novembre 2022 – ottobre 2023 ci saranno titoli da rimborsare per complessivi 340 miliardi di euro. Sappiamo anche che i titoli di stato incidono per l’80% degli acquisti realizzati con il QE. Grosso modo, dovremmo attenderci che in scadenza vi saranno sui 270 miliardi di bond sovrani in un anno. Sull’intero portafoglio relativo a questi ultimi, i BTp pesano per il 16,4%.

In buona sostanza, se la BCE varerà il “quantitative tightening” dovremo attenderci minori acquisti di BTp nell’ordine dei 45 miliardi all’anno. Ma questo sarebbe lo scenario nel caso in cui i mancati riacquisti riguardassero tutti i bond in scadenza.

Se l’operazione riguardasse, invece, solo un terzo del portafoglio, come prevede Nomura, l’ammanco per i nostri titoli di stato ammonterebbe a soli 15 miliardi.

Lagarde ha dichiarato che il “quantitative tightening” sarà “misurato e prevedibile”. Lascerebbe intendere che la sua entità sarà fissata secondo criteri noti anticipatamente dal mercato e non dipendenti di volta in volta dalle riunioni del board. L’unica certezza è che la domanda istituzionale di obbligazioni si ridurrà nei prossimi trimestri. Non sappiamo di e per quanto, ma certamente finché la lotta all’inflazione nell’Eurozona si renderà necessaria. Il dato di ieri è stato solo parzialmente positivo. La corsa dei prezzi nell’area decelera a novembre, ma restando pur sempre cinque volte il target.

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