Cinque motivi per guardare con favore ai bond della Cina

Il mercato obbligazionario cinese si sta rivelando molto appetibile in questa fase. Vediamo le ragioni che dovrebbero spingerci a guardarlo con favore.

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Bond cinesi attraenti per gli investitori stranieri

Tutto è iniziato più o meno un anno fa al mercato di Wuhan. La Cina è stata l’epicentro del terribile virus che continua a mietere vittime in tutto il mondo, mettendo pressione alle strutture sanitarie nazionali. Eppure, paradossalmente oggi il Dragone asiatico se la passa meglio di tutti, essendo riuscita a spegnere i focolai del Covid-19 e ad evitare una seconda ondata di contagi. Almeno, se crediamo alle sue statistiche ufficiali, sulla cui trasparenza ci sarebbe effettivamente molto da ridire. Comunque sia, Pechino resta molto allettante per gli investitori stranieri, anzi il suo mercato obbligazionario sta diventando fin troppo interessante per essere ignorato.

A fine settembre, anche l’indice FTSE Russell ha inserito i bond cinesi, accrescendo il loro grado di internazionalizzazione. Ad oggi, il segmento più liquido dell’obbligazionario domestico risulta in mano agli investitori stranieri per solamente il 6-7%, a fronte di finanche un terzo presso alcuni mercati emergenti. Stiamo parlando di un mercato da 14 mila miliardi di dollari. Per ogni 1% in più di penetrazione dei capitali esteri, fluirebbero 140 miliardi. Peraltro, il solo FTSE Russell vale 2.500 miliardi di assets e in base alla quota che sarà riservata a regime alla Cina, dovrebbero affluirvi proprio 140 miliardi, i quali si concentrerebbero su un segmento di 1.500 miliardi. L’impatto sui prezzi dovrebbe essere enorme nei prossimi mesi.

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Il fattore cambio e il ruolo dello yuan

Peraltro, quest’anno lo yuan ha guadagnato il 5,7% contro il dollaro. Secondo UBS, entro la fine dell’anno prossimo dovrebbe tendere a un tasso di cambio di 6,3, rafforzandosi di un altro 4%. Questo significa che gli assets denominati in valuta cinese per gli stranieri si apprezzeranno.

E i bond sovrani appaiono già molto più remunerativi dei concorrenti, se è vero che oggi il decennale offre il 3,32%, un multiplo dello 0,88% del Treasury.

In effetti, nei giorni scorsi la Cina ha emesso obbligazioni in euro su varie scadenze per 4 miliardi, esitando rendimenti negativi, grazie ai suoi rating elevati. Fitch ha assegnato a questi titoli il giudizio di A+. In queste settimane, per contro, diversi timori si sono diffusi su alcuni default avvenuti sui bond di società statali con rating tripla A. Tra queste, Huachen Automotive Group, la partner di Bmw nella joint-venture. Tuttavia, bisogna considerare che quando Pechino consente alle sue imprese di non ottemperare alle scadenze significa che nutre la convinzione che il sistema finanziario domestico possa permettersi di reggere all’urto provocati da questi episodi.

Per non parlare del fatto che, mentre tutte le principali economie continuano a contrarsi, il PIL cinese è tornato a crescere tendenzialmente sin dal secondo trimestre, segnando +3,2% nel periodo aprile-giugno e +4,9% tra luglio e settembre. Infine, lo yuan sarà sempre più una valuta internazionalizzata, resa più direttamente accessibile agli stranieri e presa a riferimento tra le economie asiatiche, dove anche in conseguenza della nuova Via della Seta, la Cina sta stringendo i legami con decine di altri stati. In definitiva, non possiamo ignorare il secondo mercato obbligazionario del mondo dopo gli USA. Né il fatto che esso si mostra appetibile già oggi e forse ancor di più in prospettiva.

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