Buono fruttifero postale per Ripartire: accorci la durata dell’investimento di 15 anni

Il Bfp consente di impiegare i propri risparmi fino a 16 anni, facendone risparmiare quasi altrettanti rispetto a un BTp.

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Buono fruttifero postale per Ripartire, ecco come funziona

Rendimenti italiani sempre più bassi. Ottima notizia per lo stato che emette titoli del debito pubblico, che si può permettere di pagare sempre meno chi li acquista. Per gli investitori, un mal di testa sempre più forte per la ricerca di soluzioni che meglio consentano loro di impiegare la liquidità in maniera proficua. Quasi considerati un relitto del passato, i Buoni fruttiferi postali (Bfp) iniziano a tornare appetibili in questa fase. Quello di cui discutiamo oggi è il Buono fruttifero postale per Ripartire, un investimento della durata massima di 16 anni e con scatti quadriennali.

Per i primi 4 anni, il risparmiatore avrà diritto a un tasso d’interesse annuale lordo di appena lo 0,20%. Se, invece, terrà il buono per 8 anni, il tasso offerto sale allo 0,30%. Per i 12 anni, salirà ancora allo 0,40%. A questo punto, lo “scalone”: tieni il buono per 16 anni e vanterai un tasso annuale di ben l’1,35%.

Poste Italiane lancia il ‘Buono per ripartire’ dal tasso davvero interessante

I Buoni fruttiferi postali si acquistano presso le filiali di Poste Italiane e sono emessi dalla Cassa depositi e prestiti, garantiti dallo stato. Come per i BTp, i tassi d’interesse vengono sottoposti a tassazione agevolata del 12,50%. Se facciamo un confronto con i titoli di stato, ci accorgiamo che il rendimento alla scadenza ormai risulta negativo fino ai 4 anni e che per gli 8 anni salgono sopra lo 0,40%. Sui 12 anni, poi, si attestano in area 0,80%. Questo significa che i Buoni fruttiferi postali per Ripartire si mostrano relativamente convenienti per investimenti fino a 4 anni, mentre dai 4 ai 12 anni risultano meno remunerativi dei BTp.

Ma sui 16 anni, la durata massima dell’investimento, essi offrono praticamente lo 0,35% in più, tornando competitivi.

In effetti, alle attuali condizioni di mercato bisognerebbe investire su una scadenza di quasi 30 anni per portarsi a casa un BTp altrettanto redditizio. In un certo senso, sarebbe come affermare che i Bfp ti consentano di percepire un rendimento pari a quello del BTp della durata minore di 15 anni o poco meno.

Differenze con BTp

Sappiamo, tuttavia, che anche a parità di rendimento non è possibile un confronto immediato tra i due strumenti. I Bfp offrono sempre la possibilità al titolare di richiedere il rimborso anticipato. In quel caso, il capitale gli verrà restituito integralmente e gli interessi corrisposti per il periodo che copre l’ultimo quadriennio maturato. Con i BTp, il rimborso anticipato non è mai possibile. Puoi semmai rivenderlo, ma esponendoti ai prezzi di mercato vigenti. Pertanto, il rendimento dei BTp che giornalmente leggiamo sui giornali o ascoltiamo in TV è sempre quello alla scadenza, cioè calcolato come se tenessimo il titolo fino alla data fissata per il rimborso.

Detto altrimenti, i Bfp ti garantiscono un ombrello per il caso in cui volessi disinvestire senza arrivare a una data scadenza. Nel caso specifico, se decidessi di riavere indietro il tuo denaro al sesto anno, presentandoti in filiale Poste Italiane ti restituirà l’intero capitale investito, maggiorato degli interessi maturati fino al quarto anno. Perderesti, quindi, gli ultimi due anni, quelli successivo al quadriennio di maturazione. Altra differenza: con i Bfp occorre un investimento minimo di appena 50 euro, mentre con i BTp si parte da 1.000 euro e multipli.

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