Buoni Fruttiferi Postali e Btp a confronto. Chi rende di più, costi e commissioni

Il rendimento dei BFP a 3 anni Plus batte quello dei Btp di eguale durata. Il rendimento è certo e i costi nulli, ma attenzione alla scadenza

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Il rendimento dei BFP a 3 anni Plus batte quello dei Btp di eguale durata. Il rendimento è certo e i costi nulli, ma attenzione alla scadenza

Meglio i Buoni Fruttiferi postali o i titoli di stato? Dove conviene investire in questo momento coi tassi d’interesse praticamente a zero? Se lo domandano in molti, piccoli e grandi risparmiatori, persone che spesso non hanno grande dimestichezza con strumenti finanziari a rischio o che, delusi dalle performance e/o dai costi dei fondi d’investimento proposti dalle banche, sono alla ricerca di un’alternativa che garantisca loro un rendimento certo, seppur minimo.

 

Certo è che le banche tendono a spingere verso i loro prodotti o, al limite verso l’acquisto di titoli di stato (di cui sono piene zeppe). Mentre le Poste si avvalgono della pubblicità martellante in televisione o sui giornali per piazzare i nuovi BFP Plus a 3 anni. Cosa fare e quale strada seguire? Dove rendono di più i soldi? In banca o in Posta? Vediamo le differenze.

 

Buoni Fruttiferi Postali a 3 anni Plus

 

Il Buono Fruttifero Postale a 3 anni Plus, collocato da cassa Depositi e Prestiti (CDP) e distribuito da Poste Italiane, garantisce a scadenza un rendimento del 0,70% lordo. Non sono richieste commissioni o costi di sottoscrizione e possono essere disinvestiti in qualsiasi momento. Se lo si fa prima della scadenza dei 3 anni, però, si perdono gli interessi poiché – come stabilito dal prospetto informativo – questi vengono erogati in unica soluzione solo se il sottoscrittore mantiene l’investimento bloccato fino a scadenza. Diversamente, se il periodo d’investimento venisse interrotto prima, si perderebbero gli interessi, ma il capitale resterebbe preservato.

 

Titoli di stato: il Btp a 3 anni

 

In alternativa, volendo fare un paragone coi titoli di Stato, il BTP a 3 anni offre un rendimento lordo annuo pari a 0,15%. Al termine dei tre anni, cioè da qui al 2020 ad esempio, il risparmiatore otterrebbe un rendimento complessivo pari a 0,45% lordo. Va detto che il paragone non è proprio ottimale essendo il BTP soggetto alle oscillazioni del mercato e sensibile alle variazioni dell’inflazione, per cui potrebbe alla fine rendere anche di più oppure di meno.

Ma se volessimo, per assurdo, cristallizzare nel tempo il rendimento del BTP, posto che l’investitore lo porti a scadenza naturale, se ne deduce che il Buono Fruttifero Postale è più conveniente. Al contrario, se l’investitore volesse cedere il BTP prima dei 3 anni percepirebbe gli interessi maturati fino alla data di vendita e in questo caso il titolo di stato sarebbe più conveniente del BFP.

 

Il regime fiscale

 

A parità di imposizione fiscale sugli interessi (12,50% per entrambi i titoli) vi è da considerare poi che a monte vi sono i costi di intermediazione bancaria e di custodia che penalizzano l’investimento del BTP rispetto a quello del BFP. Le banche, infatti, pretendono commissioni per l’acquisto a mercato dei titoli di stato, mentre le Poste offrono la sottoscrizione completamente gratuita. I diritti di custodia titolo, infine, possono incidere notevolmente sull’investimento se questo non è particolarmente grosso e la banca depositaria è magari poco incline a trattare i costi col cliente. Il BFP non comporta invece costi di deposito o custodia potendo anche essere consegnato in forma materializzata. Tutto sommato, quindi, il BFP batte il BTP.

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