Buenos Aires rinvia a oggi l’ultimatum ai creditori, ansia sui mercati

Creditori dell'Argentina in tensione sulla nuova scadenza fissata a oggi dalla provincia di Buenos Aires per trovare un accordo di ristrutturazione del bond 2021. Tra gli obbligazionisti regna la diffidenza.

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Creditori dell'Argentina in tensione sulla nuova scadenza fissata a oggi dalla provincia di Buenos Aires per trovare un accordo di ristrutturazione del bond 2021. Tra gli obbligazionisti regna la diffidenza.

Per la seconda volta in due settimane, quando mancava solo qualche ora alla scadenza del secondo ultimatum lanciato dalla provincia di Buenos Aires ai creditori, il governatore Axel Kicillof ha rinviato ulteriormente di qualche giorno la “deadline”. Entro oggi, gli obbligazionisti in possesso del bond in scadenza nel 2021 per 750 milioni di dollari e cedola 10,875% dovranno comunicare le loro adesioni alla proposta di ristrutturazione, in base alla quale la quota capitale da circa 250 milioni verrà pagata il prossimo 1 maggio, mentre gli interessi verranno tutti accreditati subito.

E quest’ultimo punto rappresenta un ammorbidimento delle condizioni inizialmente offerte dalla provincia, un modo per andare incontro ai creditori, tra cui sembra che appena il 25% si sarebbe mostrato favorevole al “roll over”.

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Se il quorum del 75% fosse raggiunto entro oggi, gli obbligazionisti riceveranno 28,70 dollari di interessi per ogni 1.000 dollari di capitale rimborsato a maggio con tre mesi di ritardo. Le obbligazioni sono scadute il 26 gennaio scorso, ma godono del periodo di grazia di 10 giorni prima che formalmente scatto il default. Dunque, entro dopodomani la questione andrebbe risolta.

Il governatore accusa il predecessore Maria Eugenia Vidal per la crisi del debito scatenatasi in questi mesi, anche se il bond venne emesso nel 2011 dal peronista Daniel Scioli per aumentare gli stipendi degli insegnanti in misura sostanziosa. Sta di fatto che nei quattro anni dell’attuale mandato di Kicillof arriveranno a scadenza 8 miliardi di dollari di titoli, di cui ben 3 solo quest’anno. Senza un piano complessivo che affronti alla radice il problema, i creditori non sembrano intenzionati a cedere all’offerta di Buenos Aires, anche perché molti di loro sono investitori istituzionali, possessori spesso anche di bond emessi dal governo nazionale e per i quali è prevista una ristrutturazione anche in questo caso.

Anche bond sovrani in fase di rinegoziazione

I titoli di stato oggetto di rinegoziazione ammontano a circa 100 miliardi di dollari – quelli in mano ai creditori stranieri – a cui si aggiungono altri 44 miliardi sborsati dal Fondo Monetario Internazionale tra il 2018 e il 2019.

In teoria, dovrebbero scontare solo un rinvio delle scadenze, non anche il taglio delle cedole e (ancora peggio) del capitale nominale. Tuttavia, nulla è scontato, specie se l’economia argentina non fosse in grado di risollevarsi dal mix di recessione e inflazione galoppante di questa fase. E l’esito di oggi a Buenos Aires avrà un forte impatto sull’umore dei mercati, anche perché Kicillof fu ministro delle Finanze sotto la presidenta Cristina Fernandez de Kirchner, che è ora la numero due dell’amministrazione di Alberto Fernandez, in carica dal dicembre scorso.

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Esclusi aiuti alla provincia da parte del governo federale, vuoi per assenza di fondi e vuoi anche per accrescere al massimo la pressione sui creditori, affinché accettino le condizioni poste loro dal governatore. Il bond oggetto di rinegoziazione ha perso il 30% nell’ultimo mese, scendendo a una quotazione inferiore ai 50 centesimi. Quando ai titoli di stato, invece, nel complesso hanno registrato rialzi anche imponenti nel corso della seduta di venerdì, forse scontando l’imminente raggiungimento di un accordo tra provincia e obbligazionisti, che a dirla tutta non risulta nell’aria. Anzi.

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