BTp a rischio stagflazione, ecco il trend della scadenza a 10 anni

Il BTp a 10 anni è sceso parecchio dai massimi di agosto. Il mercato dei titoli di stato è a rischio con lo scenario stagflazione.

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Il rischio stagflazione impatta sui BTp

Non è un buon momento per i titoli di stato italiano. Basta leggere l’andamento del BTp a 10 anni per rendersene conto. Ai massimi toccati agli inizi di agosto, la quotazione si attestò a 100,76, pari a un rendimento lordo dello 0,53%. Oggi, risulta scesa a 97,13 centesimi, corrispondente a un rendimento dello 0,91%. In appena due mesi, quindi, il calo è stato pesante: -3,6%! Non è poco per una scadenza di questa durata.

Il BTp a 10 anni non rappresenta alcuna eccezione nel panorama dei bond sovrani italiani. Il mercato sta scontando la forte ripresa della nostra economia, cioè la graduale normalizzazione della politica monetaria ad essa legata. Da un lato, il debito pubblico tricolore diventa percepito meno rischioso con il balzo del PIL in corso, dall’altro non potrà godere (appieno) del forte sostegno sinora offertogli dalla BCE. In più, l’inflazione è risalita ai massimi dal 2013, arrivando al 2,6% in agosto. Naturale che i rendimenti nominali seguano.

BTp a 10 anni, i timori del mercato

Tuttavia, nelle ultime sedute la preoccupazione dei mercati si sta concentrando per uno scenario noto come “stagflazione”. Così si spiega, ad esempio, la fuga dei rendimenti per il BTp a 10 anni di ben un quarto di punto percentuale in una ventina di giorni. Gli investitori temono che il boom dei prezzi delle materie prime e la strozzatura dell’offerta in vari settori rinfocolino l’inflazione e al contempo arrestino o frenino la crescita economica.

Come avevamo avvertito a suo tempo, lo scenario migliore per l’Italia sarebbe quello di una crescita senza inflazione, il peggiore di un ritorno dell’inflazione con bassa crescita. In questo secondo caso, infatti, lo scarso dinamismo del PIL accrescerebbe il rischio sovrano percepito, mentre l’alta inflazione legherebbe le mani alla BCE sugli stimoli.

L’Eurozona ha già un tasso d’inflazione al 3,4% contro un target ufficiale del 2%, pur divenuto “simmetrico” per espressa dichiarazione di Francoforte. Resta il fatto che gli acquisti di bond da parte dell’istituto a questi ritmi appaiano insostenibili. Ecco spiegato il tonfo del BTp a 10 anni di queste settimane.

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