BTp marzo 2035: boom dei prezzi e rendimenti al collasso

Il bond del Tesoro a 15 anni ha registrato un vero boom della quotazione dai minimi toccati a marzo, mentre il rendimento è ovviamente sceso.

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Il bond del Tesoro a 15 anni ha registrato un vero boom della quotazione dai minimi toccati a marzo, mentre il rendimento è ovviamente sceso.

Il BTp marzo 2035 e cedola 3,35% (ISIN: IT0005358806) si situa a metà strada tra le fasce di investimento a 10 e 20 anni e può rivelarsi una buona occasione per allungare la “duration” media del portafoglio, senza esporsi troppo alle scadenze ultra-lunghe. Dai minimi toccati nel marzo scorso, i suoi prezzi hanno corso ad oggi del 13,5%. La quotazione odierna si attesta a 125,70, cioè chi lo volesse acquistare dovrebbe sborsare 1.257 euro per ogni 1.000 euro nominali. Per contro, il rendimento nello stesso periodo è crollato, passando dal 2,38% lordo all’1,27%.

BTp marzo 2035, ecco i risultati dell’investimento alla scadenza

La cedola offerta è abbastanza generosa, anche una volta rapportata all’investimento: si scende dal 3,35% al 2,66%, che al netto dell’imposizione fiscale diventa un pur sempre interessante 2,33%. In effetti, a fronte dei 1.257 euro spesi, annualmente percepiremmo un flusso cedolare netto di 29,31 euro. Alla scadenza, però, accuseremmo una minusvalenza del 20,4% (25,70/125,70), la quale spalmata sui 14,6 anni di vita residua del BTp deprimerebbe la cedola lorda di un altro 1,40%.

La minusvalenza sarebbe fiscalmente detraibile per il 12,50% dell’aliquota fissata per i redditi maturati sui titoli di stato, purché compensata entro i successivi 5 anni. Pertanto, tra 15 anni l’investitore avrebbe un credito d’imposta del 2,56%. Se riuscisse a usufruirne, avrebbe potenziato il rendimento su base annua dello 0,175%.

BTp 2035 promettente?

Cosa succede al BTp marzo 2035 tra un anno se la quotazione si mantenesse costante? Il rendimento lordo scenderebbe all’1,1650%, quello netto all’1,02%. In 18 mesi di vita, va detto che mai il bond ha toccato livelli di rendimenti così bassi, pur andandoci molto vicino. Sia nel settembre dello scorso anno che a febbraio 2020 è sceso fino a un minimo dell’1,05% netto. Questo non significa, però, che non possa migliorare la sua performance, specie dopo che l’accordo intergovernativo sul “Recovery Fund” ha diffuso un maggiore ottimismo sui mercati riguardo alla sostenibilità del debito pubblico italiano.

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A prezzi costanti da qui al medio termine, l’obbligazionista avrebbe modo di incassare cedole relativamente elevate e senza nemmeno doverle deprimere con minusvalenze accusate in fase di rivendita anticipata. Lo scenario diverrebbe ancora migliore nel caso in cui questa scadenza dovesse scendere sotto l’1% di rendimento lordo tra alcuni mesi, per cui la quotazione salirebbe ancora e il rendimento complessivo dell’investimento non farebbe che aumentare, tra cedola e plusvalenze.

Non facciamoci, però, troppe illusioni. I BTp rendono negativamente ormai fino ai 2 anni, sotto l’1% fino ai 10 anni e solo il BTp 2067 offre almeno il 2% lordo. Per i fondamentali macro italiani, saremmo già su livelli molto bassi, anche se nel confronto internazionale i nostri titoli di stato restano dei paria. Con l’autunno “caldo” alle porte, difficile immaginare davvero a uno scenario di evoluzione positiva per il nostro mercato sovrano.

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