Il BTp Italia 2026 lancia un buon segnale per i nostri titoli di stato

Il bond indicizzato all'inflazione capta il possibile andamento dei rendimenti italiani nel prossimo futuro

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BTp Italia 2026

Inflazione in Italia a luglio all’1,9%, rivista in rialzo dall’ISTAT dall’1,8% della stima preliminare. Nulla su cui valga concentrare l’attenzione, anche se i tempi dell’inflazione a zero o negativa sembrano definitivamente alle spalle. Cerchiamo di captare il possibile impatto sui titoli di stato italiano, prendendo come segnale il BTp Italia 2026 (ISIN: IT0005332835).

Quando si cerca di prevedere il tasso d’inflazione nel medio termine, si prende come riferimento lo spread tra i bond con cedola fissa e quelli indicizzati ai prezzi al consumo. La scadenza ideale è ritenuta quella dei 5 anni, un arco di tempo sufficientemente lungo, ma non troppo. Il BTp Italia 2026 offre cedola reale dello 0,55%. Oggi, si acquista sul mercato secondario a una quotazione di 106,39. Rispetto ai minimi toccati nel maggio scorso, guadagna il 2,4%. A titolo di confronto, il BTp giugno 2026 con cedola fissa 1,6% ha guadagnato nello stesso periodo l’1,7%.

BTp Italia e inflazione post-Covid

Ed è proprio con questo titolo che dobbiamo confrontare il rendimento per estrapolare l’inflazione media attesa in Italia da qui a 5 anni. Esso offre il -0,06% contro il -0,74% del BTp Italia 2026. Questo ci suggerisce che il mercato non si aspetterebbe alcuna reflazione drastica nel nostro Paese. Anzi, il tasso medio annuo sarebbe di circa lo 0,70%, poco più di un terzo del target BCE per l’intera Eurozona.

E’ un segnale positivo o negativo per i titoli di stato tricolori? Se consideriamo l’inflazione una variabile dipendente dal grado di vivacità dell’economia, allora dovremmo ammettere che si prospetterebbe un periodo poco propizio per l’Italia dopo il Covid. Ma se consideriamo l’inflazione un fattore che pesa negativamente sull’appeal dei bond, il discorso cambia.

Con un’inflazione così bassa, l’Italia potrebbe permettersi di attirare capitali sul suo mercato sovrano. I rendimenti offerti risulterebbero accettabili, pur non all’infinito. Inoltre, se anche l’inflazione nell’Eurozona si mantenesse debole e sotto il target BCE, la politica monetaria resterebbe espansiva, con tassi d’interesse azzerati e acquisti di bond chissà per quanto tempo ancora.

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