BTp Futura 2037, risultati del collocamento deludenti. E con le commissioni è un salasso per lo stato

La terza emissione del bond retail ha chiuso sotto i livelli degli ordini ricevuti dal Tesoro a novembre. I costi per il contribuente saranno elevati.

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BTp Futura 2037, risultati deludenti

Il collocamento del BTp Futura 2037 (ISIN: IT0005442089) si è concluso alle ore 13.00 di ieri. Nell’ultima delle cinque giornate dedicate ai soli investitori retail, il Tesoro ha raccolto ordini per 327 milioni di euro. Il totale è salito così a 5,48 miliardi, un po’ meno dei 5,71 miliardi prenotati dagli italiani nel novembre scorso, in occasione dell’emissione del BTp Futura 2028. E sempre il Tesoro ha confermato le cedole comunicate alla vigilia dell’operazione.

Insomma, è stato un collocamento sottotono. Lo si era visto sin dalle primissime ore di lunedì, quando gli ordini si mostravano costantemente inferiori all’emissione precedente. I risultati possono considerarsi deludenti sotto molteplici aspetti. Il BTp Futura 2037 offre un rendimento medio ponderato dell’1,40%. Il BTp marzo 2037 sul mercato secondario offriva ieri oltre una decina di punti base in meno. E senza tenere conto del premio fedeltà, che nella sua doppia erogazione dopo 8 e 16 anni complessivamente può portare un rendimento extra tra lo 0,125% e lo 0,375% su base annua.

Questo non fa che confermare che il terzo BTp Futura non è andato a genio agli italiani. Sarà la durata percepita come troppo lunga, sarà anche che le cedole step up non attirino gli appetiti delle famiglie. E probabilmente non avrà giovato neppure la risalita dei rendimenti in corso in questi mesi. Molti potenziali investitori si saranno fatti due conti e hanno ragionato pensando che a breve sarà forse loro possibile spuntare sul mercato rendimenti maggiori e su scadenze più corte.

Il BTp Futura costerà centinaia di milioni di interessi in più

Lo stato, cioè noi contribuenti, ci rimette. Ha strapagato gli obbligazionisti per vendere loro un debito, che con un’emissione ordinaria gli sarebbe costato di meno.

E non è tutto. Il BTp Futura 2037 prevede il sostenimento di commissioni ben più pesanti di quelle caricate sull’emittente in occasione del BTp Italia di un anno e mezzo fa. Allora, afferma l’on. Davide Zanichelli, gli intermediari presero lo 0,35% e i dealer lo 0,5%. Con questa emissione, ai primi spetta lo 0,9% e ai secondi lo 0,5%.

Cosa significa? Lo stato ha dovuto pagare di più sia gli investitori, sia le banche intermediarie. Alla fine c’è stato un vero salasso a carico dei contribuenti. Rispetto a un’emissione ordinaria, infatti, il costo extra è stimabile fino a un massimo di 65-70 punti base. Parliamo di almeno 350 milioni di euro rispetto al totale degli ordini. Una follia. A che pro? Spingere le famiglie a comprare maggiori fette di debito pubblico può essere un discorso ragionevole se avviene a costo zero o facendo risparmiare lo stato, altrimenti è un boomerang.

Il BTp Futura 2037 è stato probabilmente un test tentato dal Tesoro per verificare fino a quale scadenza potrà spingersi su un bond retail. Se la risposta è arrivata chiara, probabile che alla prossima emissione le scadenze siano accorciate. Del resto, dopo il lancio del decennale nel luglio scorso, già si era optato per una durata di due anni più breve. Neppure allora l’operazione funzionò, segno che questo genere di titoli non alletti più di tanto le famiglie e la strada da percorrere per consolidare il debito sia un’altra.

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