BTp a 10 anni al 3%, entra in gioco il fattore Meloni

Il BTp a 10 anni ieri è sceso a un rendimento di poco superiore al 3%, in conseguenza anche di una dichiarazione di Giorgia Meloni.

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BTp a 10 anni al 3% anche grazie a Giorgia Meloni

E’ stato un inizio di settimana positivo per i titoli di stato, ieri. Agosto è partito con il piede giusto, se è vero che nel corso della seduta il BTp a 10 anni sia arrivato ad offrire un rendimento del 3,03%, il livello più basso dalla fine di maggio. Lo spread è sceso sotto 225 punti, ai minimi dalla caduta del governo Draghi. Il trend positivo parte da venerdì, quando i dati macro hanno visto il PIL italiano crescere più di quello tedesco e della media dell’Eurozona nel secondo trimestre. Se la Germania ha registrato una crescita congiunturale nulla, l’Italia ha segnato +1%. Su base annua, +4,6% contro +1,5%. Nell’area, il PIL è salito dello 0,7% sul trimestre precedente e del 4% su base annua.

Ma sempre venerdì c’è stata un’altra notizia che ha favorito i titoli di stato italiani, facendo salire i prezzi del BTp a 10 anni. La leader di Fratelli d’Italia ha dichiarato che, nel caso di vittoria alle elezioni politiche del 25 settembre, il suo governo si atterrebbe alle regole fiscali dell’Unione Europea. Parole riprese subito dalla stampa internazionale, la quale inizia a concedere al centro-destra italiano il beneficio del dubbio.

Le parole di Meloni aiutano il BTp a 10 anni

Poiché Giorgia Meloni è data dai sondaggi favorita per la vittoria, il semplice fatto che abbia rassicurato sulla gestione dei conti pubblici ha aiutato il mercato sovrano. Tra l’altro, sui giornali circola più di una lista di presunti ministri del possibile governo a guida Meloni. Pur dovendosi prendere con le dovute cautele – spetta al presidente della Repubblica nominare i componenti dell’esecutivo – essa mirerebbe a rassicurare i mercati circa l’affidabilità della compagine che la leader della destra italiana avrebbe in mente.

All’Economia si fanno i nomi di Claudio Descalzi dell’ENI e di Carlo Messina di Intesa Sanpaolo. Insomma, manager di indubbia fede europeista e non certo pericolosi per le finanze statali.

La risalita del BTp a 10 anni potrebbe proseguire per via dei timori di recessione nell’area. Il restringimento dello spread, però, ci segnala che sta riducendosi il rischio sovrano percepito. Lo dicono anche i CDS a 5 anni. Ai mercati interessa sapere che con un possibile governo Meloni il risanamento fiscale e il cammino delle riforme economiche proseguirebbero. Sarebbero condizioni imprescindibili per ottenere i nuovi fondi del PNRR e accelerare i ritmi di crescita dell’economia dopo un trentennio di stagnazione. E’ francamente ancora troppo poco per poter parlare di inversione di tendenza, ma gli scenari più cupi per il momento stanno allontanandosi.

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