BTp 2037 cedola 4%, rimpiazzarlo con titoli più corti o tenerlo in portafoglio?

Il BTp 2037 con cedola al 4% ha accusato un calo a due cifre quest'anno e per questo chi lo possiede si chiede se valga la pena tenerselo

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Asta BTp 2048

“Ho in portafoglio un BTp 2037 con cedola 4% (ISIN: IT0003934657), l’ho comprato a una quotazione di 130 e ora non fa che scendere. Lo dovrei per caso vendere per sostituirlo con il BTp Italia o quello aprile 2024 o maggio 2026?”.

Dalle poche informazioni ricevute, la lettrice ci segnala di perdere circa il 10% dalla data di acquisto del bond in questione, verosimilmente avvenuto o un paio di mesi fa o nell’estate del 2020 o ancora nell’estate del 2019. Quest’anno, il BTp 2037 arretra del 12%, cioè esattamente di 16 centesimi. E’ evidente che chi lo ha in portafoglio teme di subire altre perdite.

BTp 2037, analisi del titolo

Va detto che attualmente il bond presenta una scadenza di 15 anni, non così lunga e neppure corta. In teoria, titoli del genere andrebbero acquistati quando i tassi di mercato sono alti e non certamente quando sono bassi. Dunque, all’atto dell’investimento è stato commesso un errore di fondo. Detto questo, rivendere oggi il BTp 2037 per dare spazio a titoli di durata molto più corta avrebbe forse ancora minore senso.

Sul tratto a 15 anni, i titoli di stato italiani sono arrivati a rendere il 2,75% prima delle tensioni nel 2018-2019 legate allo scontro tra Roma e Bruxelles sul deficit. Oggi, il BTp 2037 offre il 2,51% lordo, pari al 2,2% netto. Non siamo lontani dai livelli a cui probabilmente tenderà nei prossimi mesi. Dunque, le ulteriori perdite dovrebbero essere contenute. L’alternativa sarebbe rimediare un -10% tondo e acquistare titoli di stato con rendimenti ancora più bassi, alla scadenza dei quali si rischia di ritrovarsi in condizioni di mercato più sfavorevoli, vale a dire con rendimenti infimi a cui reinvestire il capitale.

BTp Italia contro l’inflazione

Discorso a parte merita il BTp Italia.

Sono titoli che proteggono dall’inflazione, mai come in questi mesi così minacciosa. La scadenza 21 maggio 2026 e cedola reale 0,55% (ISIN: IT00055332835) offre al momento un rendimento del -0,86%, che si confronta con l’1,44% del bond con cedola fissa di pari durata. La scadenza 28 ottobre 2027 e cedola 0,65% (ISIN: IT0005388175) rende -0,51% contro l’1,79% dell’omologo ordinario. In altre parole, i due bond scontano tassi d’inflazione annui medi entro le rispettive scadenze entrambi del 2,3%.

Pur a un terzo dei livelli d’inflazione attuali, si tratta di valori superiori al target BCE del 2% nel medio termine. Sembrerebbe che il mercato abbia sostanzialmente scontato nei prezzi la reflazione post-pandemica e post-bellica. Solo per tassi d’inflazione effettivi più elevati l’obbligazionista percepirebbe rendimenti superiori a quelli offerti dai bond con cedola fissa. Ai prezzi dell’investimento a 130, poi, il BTp 2037 continua a offrire una cedola netta effettiva intorno al 2,7%. Non così male, neppure in un contesto di rialzo dei tassi.

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