BTp a 10 anni sopra l’1%, ai massimi da settembre 2020: ecco perché non c’è motivo di avere paura

Rendimento decennale italiano sopra l'1% per la prima volta da 8 mesi. Svanisce l'effetto Draghi.

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BTp 10 anni sopra l'1%

Il rendimento del BTp a 10 anni ha superato oggi la soglia dell’1%, salendo fino a un massimo dell’1,04%. Non accadeva da inizio settembre dello scorso anno, cioè da ben 8 mesi. Il trend rialzista va avanti senza indugi dalla fine di marzo. Da allora, il rialzo su questa scadenza è stato superiore allo 0,4%. Lo spread con i Bund si è allargato in prossimità dei 120 punti base. Anche in questo caso, siamo sui livelli più alti da mesi, per l’esattezza da fine gennaio.

Tuttavia, non è (ancora) il caso di andare nel panico. Questa risalita drastica delle ultime settimane perlopiù risente dell’accelerazione dei tassi d’inflazione in tutte le economie avanzate. Ad aprile, i prezzi al consumo in Italia sono saliti dell’1,1% su base annua. Allo stato attuale, quindi, il BTp a 10 anni offre un rendimento reale all’incirca del -0,10%. E se guardiamo al trend da gennaio ad oggi, notiamo che vi è stata una discesa costante, abbastanza evidente tra gennaio e febbraio.

A ritroso, infatti, un mese fa il BTp a 10 anni rendeva appena sotto lo zero, al netto dell’inflazione. Due mesi fa, il rendimento reale stava poco sopra lo zero, così come tre mesi fa. Invece, a gennaio si attestava allo 0,76%. Questo significa che il costo di indebitamento del Tesoro a lungo termine sta continuando a scendere, sebbene i rendimenti nominali possano farci pensare diversamente. Ed è altresì probabile che l’inflazione italiana continui ad accelerare, in linea con il resto dell’Eurozona, nei prossimi mesi. Ne consegue che il BTp a 10 anni dovrebbe proseguire la discesa e il suo rendimento dovrebbe salire ulteriormente.

E lo spread? E’ il vero fattore da tenere in considerazione per verificare quanto questo trend sia effettivamente negativo.

L’allargamento di una trentina di punti base in tre mesi ci suggerisce che il mercato nutre qualche timore in più sul nostro debito pubblico. La reflazione lascia supporre che la BCE sarà un po’ meno accomodante con i mesi. E i minori acquisti di bond non faranno che porre nuovamente l’accento sulla corretta valutazione dei debiti degli stati fiscalmente più a rischio. Tra questi, notoriamente vi è l’Italia. Il BTp a 10 anni, “benchmark” per le scadenze lunghe, tenderà verosimilmente a distanziarsi ancora di più dai Bund. Del resto, i rendimenti reali tedeschi sono oggi al -2,12%. A inizio anno, stavano a quasi il -0,90%. Dunque, lo spread reale con l’Italia risulta ampliatosi di una quarantina di punti.

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