Boom di ordini per il primo eurobond del governo cinese da 15 anni

Obbligazioni del governi cinese per 4 miliardi di euro per la prima volta dal 2004. L'emissione è stata un grosso successo e ha esitato rendimenti più bassi della guidance iniziale.

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Obbligazioni del governi cinese per 4 miliardi di euro per la prima volta dal 2004. L'emissione è stata un grosso successo e ha esitato rendimenti più bassi della guidance iniziale.

Ieri, il Ministero delle Finanze della Cina ha emesso obbligazioni sovrane in euro per la prima volta dal 2004 e per un controvalore di 4 miliardi, raccogliendo ordini per quasi 20 miliardi, 5 volte tanto. L’emissione ha riguardato bond a 7, 12 e 20 anni. Ad avere riscosso il maggiore successo è stata la scadenza settennale, che ha visto una domanda per complessivi 9,25 miliardi, a fronte dei 2 miliardi offerti, esitando un rendimento di 30 punti base superiore al “midswap”, cioè appena sotto lo 0,30%.

Il titolo a 12 anni, invece, emesso per 1 miliardo e con ordini a 6,25 miliardi, ha esitato un rendimento di 40 punti base sopra il tasso medio, dunque intorno allo 0,62%. Infine, il ventennale ha attratto sopra 4 miliardi contro 1 miliardo offerto, prezzando a 50 punti sopra il tasso medio nell’area, vale a dire all’1,08%.

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Il rendimento medio delle obbligazioni in euro con rating “investment grade” si attesta attualmente allo 0,50%, un livello storicamente bassissimo, per quanto più che doppio rispetto al record minimo toccato nell’agosto scorso. Non è casuale che Pechino torni a rifinanziarsi in valuta europea proprio in questa fase, potendo approfittare dei bassissimi costi legati all’emissione del debito. Ad esempio, un bond governativo in yuan offre oggi il 3,24% sulla scadenza a 7 anni, circa il 3,50% su quella a 12 anni e il 3,62% sui a 20 anni. Palesi i risparmi ottenuti con l’operazione.

Rischio di cambio a carico di Pechino

Tuttavia, il governo cinese si assume al contempo il rischio di cambio. Se l’euro si apprezzasse contro lo yuan entro le date scadenze, dovrebbe sborsare un valore superiore, una volta convertito in valuta locale. Dunque, la sua scommessa consiste in un apprezzamento limitato della moneta unica, tale da rendere comunque conveniente il debito in essa denominato. Ma anche se così non fosse, almeno la Cina ha segnalato di voler diversificare le sue fonti di approvvigionamento dei capitali, specie in una fase di tensioni commerciali con gli USA, sebbene per la fine del mese sia prevista un’altra asta di emissioni in valuta straniera, stavolta proprio in dollari.

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Per gli investitori dell’Eurozona, l’opportunità di ricavare valore da un investimento sul mercato a reddito fisso in euro, senza accollarsi alcun rischio di cambio e a fronte di un rischio di credito contenuto. Consideriamo, infatti, che la Cina dispone di riserve valutarie per oltre 3.000 miliardi di dollari, per cui sarebbe teoricamente capace in qualsiasi scenario di onorare le scadenze. Certo, i rendimenti esitati all’asta di ieri si mostrano ben meno generosi di quelli offerti dai BTp, anch’essi debito in euro, per quanto dal rating inferiore. Il nostro ventennale sfiora l’1,80%, il bond a 7 anni offre più dello 0,70% e supera l’1% il titolo a 12 anni. Dunque, la nostra curva sovrana si colloca a metà strada tra i “midswap” in euro e la curva cinese.

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