Bond Ucraina in caduta libera, cosa fare se i venti di guerra si placano?

I bond in dollari dell'Ucraina sono collassati sul mercato obbligazionario e i rendimenti continuano a salire, ingolosendo gli speculatori

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Bond Ucraina in crisi

In Ucraina l’atmosfera è abbastanza calda in questi giorni, malgrado le temperature segnino anche -9 gradi. Le truppe russe stanno al suo confine orientale, apparentemente pronte a invaderla su ordine del Cremlino. Mentre i leader europei e gli USA si consultano per trovare una soluzione che eviti la guerra, i bond sovrani di Kiev collassano sul mercato obbligazionario. Non è la prima volta che lo stato dell’Europa dell’Est si trova ad affrontare una situazione simile. Nel 2014, la Crimea fu annessa dalla Russia, smembrando il territorio ucraino.

Il bond a 10 anni in dollari, scadenza 25 settembre 2032 e cedola 7,375% (ISIN: XS1577952952), è crollato da una quotazione di oltre 107 a settembre ai 77,52 centesimi di queste ore. Una caduta di quasi il 28%, che corrisponde a un’esplosione del rendimento lordo al 12,20%. A uno spread con il Treasury di pari durata sopra 1.000 punti base o 10%, di fatto l’obbligazionario ucraino si trova in area di stress, segnalando il crescente e forte rischio default.

Bond Ucraina, rischio default in crescita

Va detto che, per quanto relativamente elevati, i prezzi dei cds a 5 anni siano ancora inferiori ai livelli massimi toccati nel marzo 2020, a inizio pandemia, quando salirono a 960 punti base. E nel caso in cui la Russia non invadesse l’Ucraina? Di certo, i rendimenti si sgonfierebbero e i prezzi per contro risalirebbero. Ma il rischio di credito non dovrebbe essere ugualmente sottovalutato. Anzitutto, perché le tensioni geopolitiche non sparirebbero lo stesso e dopodiché per la sussistenza di condizioni finanziarie fragili.

Il debito pubblico ucraino vale solo il 50% del PIL, ma nel complesso il paese possiede esposizioni verso l’estero per quasi l’80% del PIL. Quelle a breve termine, cioè di durata fino a 12 mesi, incidono per oltre il 14% del PIL e per i tre quarti delle riserve valutarie. In compenso, le partite correnti segnalano saldi di poco negativi, per cui i dollari in cassa alla banca centrale risulterebbero sufficienti a fronteggiare i pagamenti a breve e medio termine. Resta il fatto che parliamo di debito “spazzatura” per tutte le principali agenzie di rating: B per S&P e Fitch, B3 per Moody’s.

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