Il bond di San Marino dimezza lo spread con l’Italia

San Marino ha emesso un bond ad alto rendimento all'inizio di quest'anno. La corsa dei prezzi ne ha dimezzato lo spread con i BTp.

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Bond San Marino

All’inizio di quest’anno, la Repubblica di San Marino ha emesso il suo primo bond internazionale, denominato “Titano”. Lo ha fatto in un frangente assai delicato per le sue finanze, dovendo rifinanziare un prestito-ponte di 12 mesi contratto alla fine dello scorso anno. L’importo raccolto sui mercati a febbraio fu di 340 milioni di euro, maggiore delle previsioni. Il titolo con scadenza 24 febbraio 2024 e cedola 3,25% (ISIN: XS2239061927) si è subito mostrato molto redditizio per una scadenza così corta.

Ieri, la quotazione del bond di San Marino alla Borsa di Lussemburgo risultava salita sopra 103, offrendo un rendimento lordo dell’1,76%. Siamo su valori profondamente differenti di quelli legati all’emissione. Non solo. Quando l’operazione fu lanciata, lo spread con i BTp italiani di durata triennale viaggiava in area 340 punti base o 3,40%. Attualmente, si colloca sotto i 200 bp o 2%. Praticamente, il differenziale si è quasi dimezzato nel giro di pochi mesi.

Bond San Marino, fattori critici

Questa è senz’altro una buona notizia per San Marino, la cui economia vive di turismo e che è stata particolarmente colpita dal Covid. Sembra che in questa fase stia prevalendo l’ottimismo per le prospettive future, malgrado la performance del PIL nell’ultimo decennio pre-Covid sia stata negativa dopo che la repubblica ha dovuto mettersi alle spalle un assetto economico impostato fondamentalmente sulle banche.

Per quanto l’importo del bond di San Marino possa sembrare di ridotte dimensioni, tenete conto che stiamo parlando pur sempre di un quarto del PIL. E tutto da rimborsare da qui a poco più di due anni. Ma è del resto vero che chi lo abbia acquistato all’atto della sua emissione o subito dopo, adesso può vantare un rendimento lordo del 5,7% in appena nove mesi e mezzo.

Infatti, il rialzo della quotazione da solo ha fruttato più del 3% e il resto deriva dal rateo della cedola a cui si avrebbe diritto per il periodo di detenzione del titolo in portafoglio.

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