Amazon emette obbligazioni a rendimenti record, mai nessuno prima così bene

Il debito di Amazon attira il mercato e il colosso delle vendite online ha spuntato rendimenti ai minimi storici negli USA all'ultima emissione di bond per 10 miliardi di dollari.

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Il debito di Amazon attira il mercato e il colosso delle vendite online ha spuntato rendimenti ai minimi storici negli USA all'ultima emissione di bond per 10 miliardi di dollari.

Amazon non smette di stupire e segnare punti. Nelle scorse ore, il colosso delle vendite online ha emesso obbligazioni in dollari per un controvalore complessivo di 10 miliardi, registrando ordini per oltre tre volte superiori. Grazie all’abbondante domanda, ha potuto indebitarsi a rendimenti minimi record. L’emissione ha consistito in sei tranche, di cui la più corta da 1 miliardo e con scadenza a 3 anni. Il rendimento esitato da questi titoli è stato di appena lo 0,40%, 20 punti base (0,20%) in più rispetto all’omologo Treasury. E’ stato così battuto il precedente record del 2012-2013, quando Apple, IBM e Walt Disney riuscirono a finanziarsi sui mercati a un rendimento dello 0,45%.

Si consideri che solamente tre anni fa, la stessa Amazon dovette pagare l’1,9% per un’obbligazione triennale, emessa al tempo in cui aveva deciso di acquistare Whole Foods. Allora, poi, tale rendimento risultò superiore a quello del Tesoro americano di oltre una quarantina di punti base. Stavolta, i proventi della raccolta saranno destinati a “scopi generali”.

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Quanto alle altre tranche, 1,25 miliardi sono stati raccolti a 5 anni e al rendimento dello 0,8%; 1,25 a 7 anni e all’1,20%; 2 miliardi a 10 anni e all’1,50%; 2,5 miliardi a 30 anni e al 2,50%; 2,5 miliardi a 40 anni e al 2,70%. Come possiamo notare, i rendimenti chiaramente salgono con l’allungarsi delle scadenze e, soprattutto, divergono in misura crescente rispetto ai titoli di stato USA, che sui 10 anni offrivano venerdì scorso lo 0,68% e sui 30 anni l’1,48%, rispettivamente 82 e 102 punti base in meno di Amazon.

Successo anche grazie alla Fed

Innegabile, ad ogni modo, il successo della creatura di Jeff Bezos nell’attirare capitali. D’altronde, la sua è una di quelle attività che stanno avvantaggiandosi con l’emergenza Coronavirus.

Nel primo trimestre, Amazon ha registrato vendite in rialzo del 26% a 75,5 miliardi. Rinchiusi in casa e senza poter andare in negozio, milioni di clienti in più hanno preferito acquistare online. Va detto che la Federal Reserve è parte fondamentale di questo successo, avendo iniettato sui mercati circa 3.000 miliardi di dollari in appena tre mesi, rastrellando tra l’altro anche corporate bond e dicendosi disposta a inserire a bilancio persino quelli con rating “junk”.

Si pensi che Amazon fosse considerata un emittente “spazzatura” nel 2009, mentre adesso le agenzie di rating valutano il suo debito con giudizi alti, in area “A+”. Le obbligazioni appena emesse sono state sottoscritte da diverse banche, tra cui JP Morgan, Goldman Sachs, Deutsche Bank, HSBC, Citigroup, Morgan Stanley, Société Générale, TD Securities e Wells Fargo.

Esse comportano un doppio rischio per un investitore dell’Eurozona: di credito e di cambio. Sul primo, bisogna ammettere che, allo stato attuale, esso risulterebbe molto basso. Quanto al secondo, si consideri che il mercato si attenderebbe un cambio euro-dollaro da qui a 10 anni di circa l’11% più alto, per cui il rendimento effettivo del decennale scenderebbe, ad esempio, a meno di mezzo punto percentuale. Più interessanti, invece, le scadenze ultra-lunghe, perché consentirebbero di approfittare di eventuali apprezzamenti, fruttando potenziali plusvalenze elevate, data l’alta “duration”. E lo stesso cambio, da qui alle date di rimborso, potrebbe muoversi in più direzioni, anche a favore, non intaccando o intaccando di poco il rendimento effettivo.

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