Vaccino Pfizer, dopo 6 mesi è meno efficace: terza dose più vicina? Cosa dice lo studio di Yale

Vaccino Pfizer, la protezione dopo 6 mesi cala secondo uno studio.

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Un nuovo studio di Yale potrebbe chiarire definitivamente fino a quando è efficace il vaccino Pfizer nel prevenire il Covid-19. La questione è molto importante perché potrebbe anche aprire alla tanto discussa terza dose.

Vaccino Pfizer, la protezione dopo 6 mesi cala

L’efficacia del vaccino Pfizer diminuisce con il tempo: dopo sei mesi dalla seconda dose infatti, scende dal 96% all’83% mentre rimane al 97% la protezione contro le forme gravi. In base allo studio, a cui hanno partecipato anche ricercatori interni di Pfizer, e che ha preso come riferimento una sperimentazione a cui hanno partecipato 42mila persone, l’efficacia del noto vaccino scende del 6% ogni due mesi: nel dettaglio, considerando il periodo tra una settimana e due mesi dopo il vaccino, l’efficacia contro il virus è stata del 96,2%, scesa al 90,1% tra due e quattro mesi e fino all’83% entro sei mesi.

La ricerca di Yale sembra in linea con lo studio israeliano, secondo cui il vaccino Pfizer, soprattutto con la variante Delta che è quella più contagiosa, sembra leggermente efficace contro la malattia sintomatica anche se rimane alta la protezione contro la malattia grave. Secondo i dati israeliani già diffusi a maggio era emerso che la protezione del vaccino Pfizer contro la malattia era del 94,3% mentre scendeva al 64% contro la variante Delta ma restava oltre il 90% la protezione contro la malattia grave.

La terza dose di vaccino è più vicina

Lo studio in oggetto, quindi, sembra riaprire il dibattito della terza dose. Se i dati riportati saranno confermati, infatti, chi si è vaccinato sei mesi fa potrebbe avere bisogno della terza dose di vaccino a breve. Pfizer ha anche condiviso i risultati degli studi sulla terza dose contro la variante Delta: nelle persone tra 18 e 55 anni gli anticorpi sono aumentati di 5 volte e di 11 volte nelle persone tra 65 e 85 anni.

Al momento, però, la Food and Drug Administration americana frena sulla necessità di una terza dose e ha anche sottolineato che non devono essere le case farmaceutiche a decidere se e quando i cittadini dovranno ricorrere alla terza dose. In sostanza, servono prima dei dati sulle immunizzazioni dopo la campagna vaccinale.

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