Salario minimo a Presa Diretta, ecco il viaggio-inchiesta sulle paghe orarie scandalose

Una vergogna tutta italiana: la puntata di Presa Diretta sul mondo del lavoro sfruttato e malpagato. Cos’è il salario minimo e perché in Italia la legge è ferma.

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La richiesta di un salario minimo e la situazione in Europa. La seconda puntata di Presa Diretta, andata in onda ieri 14 febbraio, ha raccontato il mondo del lavoro in Italia. Un mondo fatto di sfruttamento e di salari bassissimi. I lavoratori italiani vivono una condizione di fragilità praticamente in ogni settore, dall’industria alla logistica, dai tirocinanti agli stagionali, dal commercio ai professionisti. Non solo stipendi al di sotto della soglia di povertà, ma anche un’incredibile giungla di contratti-pirata. Inoltre i morti sul lavoro e i continui incidenti, i licenziamenti via whatsapp e la difficoltà nella ricerca di un lavoro. L’Italia è l’unico paese in Europa in cui i salari negli ultimi trent’anni sono diminuiti. Presa Diretta ha raccontato storie di giovani e meno giovani che devono sopravvivere con 3 euro e mezzo o 5 euro all’ora.
Cruciale è la questione del salario minimo. Ma come funziona in Europa? Perché in Italia sembra impossibile varare una legge di questo tipo?

Come funziona il salario minimo in Europa e la situazione in Italia

Per salario minimo si intende una misura che stabilisce quale deve essere la retribuzione minima di un lavoratore, al di sotto della quale lo stipendio non può scendere. Si tratta di una legge presente in Unione Europea in 21 Stati su 27 e la stessa presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, ne ha fatto una battaglia politica.

La UE non può imporre ai singoli stati membri una norma di questo tipo, ma ha emanato una direttiva molto vigorosa in cui si chiede a tutti i paesi di adeguarsi. Il Commissario al Lavoro, Nicolas Schmit, intervistato a Presa diretta, ha sottolineato come in Europa più del 10% dei lavoratori vive al di sotto della soglia di povertà ed è una situazione inaccettabile.

L’idea è quella che il salario minimo divenga uguale in tutta Europa, in maniera tale da evitare delocalizzazioni e dumping sociale da parte dei paesi in cui i lavoratori sono maggiormente sfruttati.

La Germania, un paese in cui il salario minimo è già in vigore e l’economia cresce

In Germania, il salario minimo è stato introdotto nel 2015, quando al governo guidato da Angela Merkel c’erano sia i cristiano democratici e i social-democratici. La legge è stata approvata con una maggioranza schiacciante da entrambi gli schieramenti. Appena introdotto, il salario minimo era di 8 euro e 50 centesimi all’ora e dal 1° gennaio 2022 è salito a 9 euro e 82 centesimi. Si tratta di una misura che ha coinvolto nell’immediato circa 4 milioni di lavoratori. Presa Diretta ha intervistato un italiano, Mattia Carraro, che racconta come le sue prime esperienze, a nero, siano state disastrose in Germania: la paga oraria era di 6 euro all’ora. Da quando è stato introdotto il salario minimo, ha trovato lavoro prima in un asilo. In più come rider di Deliveroo con uno stipendio sicuramente non alto, ma che permette di vivere con maggiore tranquillità.

E in Italia perché non si fa il salario minimo?

Durante la puntata di Presa Diretta, è stato intervistato anche il Ministro del Lavoro italiano, Andrea Orlando, il quale ha discusso della possibilità di un salario minimo in Italia. I problemi sono parecchi e quello maggiore è il fatto che, all’interno del governo Draghi, vi sono troppe anime differenti. Ci sono forze politiche, che fanno parte dell’esecutivo, e che non credono in questa misura. Il salario minimo, suggerisce il Ministro, dovrebbe essere introdotto soprattutto per quelle categorie di lavoratori dove non è presente la contrattazione nazionale.
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