Riforma Pensioni: non c’è pace per opzione donna, ecco cosa può cambiare nel 2023

La prima modifica ad opzione donna interesserebbe le categorie di appartenenza che oggi possono andare in pensione prima.

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Aumento Pensioni

Dopo la versione “light” varata dal nuovo esecutivo nell’ultima legge di Bilancio, ci sono nuove nubi all’orizzonte per opzione donna. Per chi ancora non la conoscesse, è la misura che consente alle lavoratrici di andare in pensione anticipatamente rispetto ai requisiti richiesti dalla legge Fornero. Come ha spiegato il ministro del Lavoro Marina Calderone in occasione del primo summit sulla riforma delle pensioni con i sindacati, nei prossimi mesi ci potrebbe essere una profonda revisione di opzione donna. Questo perché – riportiamo il virgolettato accostato al ministro del Lavoro – “alcuni interventi non hanno portato consenso”. Tra questi anche la misura di accesso anticipato alla pensione per le lavoratrici. Calderone ha inoltre auspicato che dal tavolo di confronto con le sigle sindacali si trovino soluzioni adeguate non soltanto per le donne ma anche per i più giovani.

Riforma Pensioni: come può cambiare opzione donna

La prima modifica ad opzione donna in tema riforma pensioni, interesserebbe le categorie di appartenenza che oggi possono andare in pensione prima usufruendo di questa misura.

Ad oggi, a titolo informativo, a beneficiarne sono invalide, disoccupate e caregiver. L’obiettivo dell’esecutivo è di trovare un modo per rendere generalizzata tale misura di prepensionamento. La seconda modifica riguarderebbe la possibile eliminazione del vincolo dei figli. Se si arrivasse a ciò, significherebbe uniformare per tutte il requisito anagrafico a 60 anni. Si tratta di un punto importante, dal momento che l’innalzamento dell’età pensionabile a 60 anni per tutte garantirebbe una maggiore copertura finanziaria per finanziare eventuali modifiche al meccanismo.

Allo stato attuale delle cose, le lavoratrici invalide, le disoccupate e le caregiver possono richiedere l’accesso alla pensione anticipata tramite l’istituto opzione donna in uno dei seguenti casi:

  • 58 anni: 35 anni di contributi e 2 figli
  • 59 anni: 35 anni di contributi e 1 figlio
  • 60 anni: 35 anni di contributi e nessun figlio.

Il prossimo incontro l’8 febbraio potrebbe essere decisivo

Sempre in tema riforma pensioni, dopo il primo summit di giovedì 19 gennaio, il ministro del Lavoro ha fissato un nuovo incontro per il prossimo 8 febbraio. Le lavoratrici stanno seguendo il confronto con grande partecipazione, soprattutto tutte coloro che sperano in una misura finalmente strutturale. È quasi certo però che questa non sarà opzione donna. Lo ha fatto intendere la stessa Calderone durante il summit di ieri, quando ha ribadito la necessità di “una riforma complessiva”. L’obiettivo è chiaro: evitare ulteriori spese per interventi tampone che finiscono per essere poco attraenti agli occhi dei lavoratori. Insomma, solo nelle prossime settimane scopriremo che cosa porebbe cambiare, sempre se cambierà davvero qualcosa.

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