Pensioni, uscire dal lavoro in anticipo, chi ci guadagna davvero da quota 41?

Per chi è davvero conveniente quota 41 al posto dell'attuale riforma delle pensioni?

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Negli ultimi anni quota 41 per tutti è diventato più che uno slogan un’autentica bandiera per alcuni noti politici, Matteo Salvini in primis. È infatti risaputo che il leader della Lega Nord sia determinato a rottamare la legge Fornero con quota 41, assicurando che entro la fine dell’attuale legislatura il governo guidato da Giorgia Meloni riuscirà nell’impresa. Ma calcolatrice alla mano, per chi è davvero conveniente quota 41 al posto dell’attuale riforma delle pensioni? I nati nel 1958 non avrebbero alcuna riduzione della pensione, tranne nel caso abbiano cominciato a lavorare all’età di 25 anni.

Quota 41 per tutti: chi ci guadagna davvero?

Un discorso analogo per i nati nel 1959, sebbene la riduzione della pensione scatterebbe sia iniziando a lavorare da 24 anni che a partire dai 25 anni (rispettivamente -5 e -3% di quanto invece guadagnerebbero andando in pensione con la legge Fornero).

Man mano che si va avanti, i benefici continuano a ridursi in maniera sensibile.

Prendiamo per esempio i nati negli anni Sessanta: gli unici a trarre beneficio da quota 41 per tutti sarebbero i lavoratori che hanno iniziato a pagare i contributi entro i 22 anni di età: per gli altri si arriva a riduzioni fino a un massimo del 7% (nel caso l’età di inizio contribuzione corrisponda a 24 anni).

La fascia di lavoratori più penalizzata è quella costituita dai nati negli anni Settanta. Il caso limite è rappresentato dai nati nel 1978. Per loro aderire a quota 41 significherebbe una riduzione della pensione fino al 12%, qualora abbiano iniziato a lavorare a partire dai 18 anni. La flessione si allegerisce man mano che ci si avvicina ai requisiti anagrafici della pensione di vecchiaia, con la flessione che si azzera prendendo in considerazione un’età di contribuzione compresa tra i 25 e 27 anni.

Spesa quota 41 per tutti da qui al 2031:

  • 2022: 4,3 miliardi di euro
  • 2023: 6,0 miliardi di euro
  • 2024: 5,9 miliardi di euro
  • 2025: 6,5 miliardi di euro
  • 2026: 7,2 miliardi di euro
  • 2027: 8,2 miliardi di euro
  • 2028: 8,9 miliardi di euro
  • 2029: 9,6 miliardi di euro
  • 2030: 9,4 miliardi di euro
  • 2031: 9,2 miliardi di euro.

Fonte: Rapporto Annuale Inps 2021

Stando alle stime dell’ultimo Rapporto Annuale Inps datato al 2022, l’adozione di quota 41 per tutti implicherebbe un esborso per la materia previdenziale pari a 75,1 miliardi di euro fino al 2031. La spesa annuale maggiore, secondo le proiezioni dell’Istituto Nazionale per la previdenza sociale, si registrerebbe nel 2029, con 9,6 miliardi di euro. La spesa del 2022 si riferisce invece all’attuale quota 41 in deroga alla legge Fornero, che prevede la possibilità di andare in pensione a 41 anni e 10 mesi per le lavoratrici e 12 mesi in più per i lavoratori.

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