Pensioni: ecco di quanto aumentano e da quando nel 2023

La prima categoria a ricevere l'aumento della pensione è quella che include gli ex lavoratori che percepiscono un assegno previdenziale fino a 4 volte il minimo.

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In una recente nota l’Inps ha spiegato che le pensioni superiori a quattro volte il minimo riceveranno la rivalutazione “sulla prima rata utile”, a differenza invece dei trattamenti compresi entro il limite di 2.101,52 euro lordi, per i quali l’aumento scatterà fin dal mese di gennaio (rivalutazione piena al 100%). Nell’approfondimento che segue trovate tutte le percentuali riferite all’aumento degli assegni pensionistici e lo spazio temporale entro cui scatteranno le rivalutazioni stabilite dal governo Meloni. La prima categoria a ricevere l’aumento della pensione è quella che include gli ex lavoratori che percepiscono un assegno previdenziale fino a 4 volte il minimo.

Rivalutazione pensioni: quanto aumentano e da quando

Per loro la rivalutazione sarà piena con un aumento pari al 7,3%, ossia circa 153 euro, ed entrerà in vigore già dal mese di gennaio. Gli assegni il cui importo è compreso tra quattro e cinque volte il minimo riceveranno una rivalutazione dell’85% ma non da subito.

Come ha fatto sapere l’Inps, infatti, chi percepisce una pensione lorda di 2.626 euro dovrà aspettare per il suo aumento ancora un po’. Al momento non è dato sapere ancora una data precisa.

Lo stesso discorso vale per gli assegni di importo compreso tra 2.626,90 e 3.152 euro. Cioè tra cinque e sei volte il minimo lordo, che riceveranno una rivalutazione pari al 53%. Si tratta della categoria più penalizzata. Per esempio, un pensionato che percepisce un assegno previdenziale di 3.150 euro lordi, con il vecchio sistema di rivalutazione avrebbe ricevuto un aumento di circa 172 euro, mentre con il nuovo sistema a sei fasce l’incremento è di appena 121 euro.

Chi riguarda la penalizzazione

La penalizzazione riguarderà anche la fascia dei pensionati che guadagnano tra i 3.152 e 4.203 euro lordi.

Ossia un trattamento pensionistico tra sei e otto volte la minima. L’aumento a conti fatti consisterà di 144 euro, rispetto ai 229 euro garantiti dal vecchio sistema rimasto in vigore fino al 31 dicembre dello scorso anno.

Anziché ottenere un aumento di 287 euro in più, gli assegni tra otto e dieci volte il minimo lordo beneficeranno di un incremento pari a 141 euro, per effetto della rivalutazione al 37%. Di fatto meno della metà di quanto sarebbe spettato loro nel 2022. Non andrà meglio ai pensionati che beneficiano di un trattamento dieci volte il minimo, ossia sopra i 5.254 euro lordi. Saranno loro i più penalizzati in assoluto, visto che la rivalutazione raggiungerà appena il 32%, con un aumento in termini percentuali del 2,33%. Rispetto al sistema precedente in vigore fino alla fine del 2022, sono quasi 180 euro in meno di aumento. Si parla di 124 euro contro i poco meno di 300 euro che si sarebbero garantiti con il vecchio sistema.

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