'Lo Stato italiano, un cieco avido e gretto che vuole essere ingozzato e non pensa al domani

Lo Stato italiano, un cieco avido e gretto che vuole essere ingozzato e non pensa al domani

La chiusura della Richard Ginori è dipesa soprattutto dallo Stato italiano che non ha saputo intervenire nel giusto modo per salvare quella che era una delle nostre migliori industrie.

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La chiusura  della Richard Ginori è dipesa soprattutto dallo Stato italiano che non ha saputo intervenire nel giusto modo per salvare quella che era una delle nostre migliori industrie.

Museo di Richard Ginori delle Porcellane di Doccia

Il  fallimento della Richard Ginori non è solo il fallimento di un’azienda, ma l’ennesimo fallimento dello Stato italiano che non ha saputo preservare ed aiutare un’impresa che ha portato le porcellane italiane in tutto il mondo. Quello che doveva essere un vanto per l’Italia, un’azienda che  produce porcellane di pregio dal 1735, diventa oggi un qualcosa da svendere e da rilevare, che porterà oltre 330 dipendenti alla cassa integrazione (La Richard Ginori chiude il 31 luglio). La cosa sporca di tutto questo è che non è stata una notizia diffusa  massicciamente; neanche in Toscana, dove l’azienda ha la sede a Sesto Fiorentino, la gente ne sa più di tanto. Perchè la Richard Ginori ha dichiarato fallimento se proprio nel 2011 è riuscita a chiudere il margine operativo lordo in pareggio, cosa che non avveniva da molti anni? Proprio a causa della crisi della liquidità, nel 2011 la Ginori non è riuscita a fatturare tutto quello che poteva, non potendo pagare i fornitori, e questo le ha impedito di incrementare ulteriormente il bilancio del 2011. Ma il vero problema, quello che ha indotto alla fine la Richard Ginori alla chiusura sono stati i debiti nei confronti di Equitalia, l’Agenzia delle entrate e l’Inps; un debito di 8,5 milioni di euro che ha avviato l’iter per congelare i finanziamenti erogati dallo Stato all’azienda (Richard Ginori in liquidazione: i debiti travolgono 277 anni di storia). Questa è stata la vera causa di un fallimento che si poteva evitare; lo Stato a parole ci ha provato, ma solo a parole, ed aveva proposto di rilevare il Museo di Doccia, valutato tra i 40 e 50 milioni di euro; questa mossa avrebbe salvato l’azienda, e si era avviata anche una trattativa col Ministero dei Beni Culturali, trattativa che poi però è finita in un nulla di fatto.
  Il fallimento della Richard Ginori riflette, come abbiamo detto in apertura, il fallimento dell’Italia, lo Stato Italiano non ha pensato a quello che la Richard Ginori poteva offrire, un’impresa che  portava prestigio alla nazione, tasse, e che diventa,  quando è a livelli alti e conosciuti in tutto il mondo,  anche un vanto, un fiore all’occhiello del Paese. Proprio per questo lo Stato italiano in questa vicenda si è rivelato avido, poichè non ha saputo salvare un qualcosa che avrebbe poi fruttato molto più di quello che sarebbe costato, gretto nel non riconoscere l’arte , la bellezza e l’unicità di quello che la Richard Ginori produceva: porcellane di altissima qualità, che molto spesso unite al genio di qualche Maestro (come è accaduto col connubio  Missoni-Ginori) davano vita a qualcosa di unico.

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