Le sanzioni alla Russia potrebbero non fermare la guerra in Ucraina, ecco perché

È davvero possibile fermare la guerra in Ucraina senza intervento militare? Perché le sanzioni alla Russia rischiano di non sortire alcun effetto?

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Vladimir Putin non sembra essere molto preoccupato per le sanzioni contro la Russia, comminate dopo l’invasione dell’Ucraina. Lo zar, infatti, ha trascorso gli ultimi otto anni a riorganizzare l’economia interna della Russia proprio in preparazione di un evento di questo tipo. Al momento, le rappresaglie economiche occidentali sono state considerate piuttosto tiepide anche da parte degli osservatori internazionali. Il blocco del gasdotto Nord Stream 2 da parte della Germania è sembrato più che altro un piccolo avvertimento, dal momento che era già fermo da qualche tempo. La questione fondamentale è una. Le sanzioni contro la Russia, per essere davvero efficaci, dovrebbero bloccare l’export di gas e petrolio. Ma si tratta di una decisione che avrebbe un impatto devastante sull’economia europea (molto meno su quella americana).

Sanzioni contro la Russia: l’approccio degli USA dal 2014 al 2022

Per comprender le ragioni del rischio di inefficacia delle sanzioni contro la Russia occorre fare un piccolo passo indietro nel tempo. Nel 2014 Putin decise di intervenire in Crimea e l’amministrazione USA dell’epoca aveva come capo Barack Obama. Optò per sanzioni particolarmente dure. In quell’occasione, la loro efficacia fu tale che la Russia decise di frenare l’avanzata delle sue truppe in territorio ucraino. La strategia di Biden, vicepresidente ai tempi di Obama, è la stessa. La strategia è di inasprire sempre più le rappresaglie economiche man mano che l’invasione procede.

La riposta di Putin alle sanzioni contro la Russia

Putin ha imparato la lezione del 2014 e ha avuto otto anni per preparare l’economia russa contro eventuali sanzioni. La riconfigurazione del bilancio interno è infatti avvenuta in maniera molto oculata. Innanzitutto, ha lavorato per accrescere la dipendenza dell’Unione Europea dal gas russo (l’Italia ne è dipendente al 40%, la Germania ancora di più).

Proprio quando Putin organizzava evidentemente l’invasione dell’Ucraina, la Russia ha deciso di concedere negli ultimi mesi a singhiozzo il proprio gas all’Europa. È questa la ragione dell’impennata dei prezzi e dell’aumento vertiginoso delle bollette nei paesi europei e in particolare in Italia.
Un’altra mossa è stata la sempre maggiore riduzione del debito pubblico. Al momento è appena al 17,8% del PIL, in Italia siamo al 135%. La riduzione dei prestiti sul mercato finanziario internazionale ha reso la Russia più autarchica e praticamente immune a sanzioni di questo genere. inoltre, Putin con una oculata politica monetaria ha accumulato riserve in valuta estera per un valore di circa 556 miliardi di euro. si tratta della quarta riserva più vasta sul pianeta.

Il ruolo della Cina e le sanzioni contro la Russia: l’asso nella manica di Putin?

La morale della favola è che al momento le sanzioni contro la Russia sembrano colpire maggiormente i paesi che hanno emanato le sanzioni (soprattutto l’Europa) che non il paese sanzionato. Una grande incognita in tutta la situazione internazionale è il ruolo della Cina. La gigantesca Repubblica Popolare ha stretto accordi commerciali ed energetici con la Russia negli ultimi anni. Inoltre, la Cina sta cercando di muoversi per l’annessione dell’isola di Taiwan. Se ci dovesse essere l’appoggio da parte dei cinesi, Putin si troverebbe davvero in una botta di ferro.
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