La guerra in Ucraina arriva sulle nostre tavole, ecco cosa potrebbe scarseggiare

Guerra in Ucraina, ecco i prodotti che potrebbero scarseggiare al supermercato.

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Prodotti più cari

La guerra in Ucraina ha e avrà pesanti conseguenze non solo sul gas ma anche su prodotti che arrivano sulla nostra tavola e che potrebbero scarseggiare a causa di quella che ormai viene chiamata guerra del grano.

Guerra in Ucraina, ecco i prodotti che potrebbero scarseggiare al supermercato

Ad oggi l’Ucraina è uno dei maggiori esportatori al mondo di grano insieme a Russia, Stati Uniti, Canada e Francia, ma il conflitto sta cambiando tutto e sta interessando anche la produzione e approvvigionamento di grano, mais, girasoli e orzo, materie prime fondamentali per prodotti alimentari a largo consumo come pasta, pane, dolci e mangimi per animali.

A fare chiarezza su ciò che sta accadendo e cosa rischiano le nostre tavole con la guerra russo-ucraina è Ivano Vacondio, Presidente di Federalimentare e a capo di Molini Industriali di Modena, che a Fanpage ha spiegato come la situazione sia critica, in quanto l’Ucraina era il primo fornitore di girasoli, prodotto fondamentale per l’industria dolciaria ma messo in crisi dalla guerra, visto che gli agricoltori sono obbligati a saltare la semina:

“L’approvvigionamento di grano, girasoli, mais, orzo dai Paesi che hanno porti sul Mar Nero era molto complicato, perché da lì le navi non possono salpare e consegnare nei porti italiani, soprattutto quelli del sud. Gli effetti negativi ricadranno sul 70% delle industrie italiane che si occupano della produzione di cibo”

Il caos sulle esportazioni di cereali

A metterci lo zampino, anche il decreto del presidente ungherese Orban che vieta le esportazioni di cereali per via dell’aumento dei prezzi e la guerra. Dall’Ungheria, l’Italia importava 3.800.000 tonnellate di cereali, di cui 1.200.

000 di grano, 1.800.000 di mais 300.000 di orzo e girasoli.

Anche la Serbia sembra sulla stessa linea e non vuole esportare per far fronte all’ondata di profughi. Questo significa, ha sottolineato il presidente, che se non arriveranno rifornimenti, le scorte di mangimi per animali saranno sempre più limitate e se “mancherà cibo per gli animali, si dovrà procedere al loro abbattimento anticipato”.
Tra le alternative, che non sembrano però sufficienti, ci sono i mercati alternativi in Romania, Francia e Usa ma i problemi non mancano. Il destino sembra già segnato e tutto si tramuterà in un aumento dei prezzi “saranno a doppia cifra e ricadranno anche sui consumatori”.

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