Il vaccino Sputnik ed il passaggio di materiale virale tra Italia e Russia, Report svela le carte

L'ultima inchiesta di report sul vaccino russo Sputnik. C’è la concreta possibilità che alcuni campioni di virus i russi se li siano procurati a Bergamo.

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vaccino russo sputnik

Ieri sera all’interno della trasmissione Report si è parlato del vaccino russo Sputnik. Di come i ricercatori dello Spallanzani di Roma hanno consegnato agli scienziati russi il “coronavirus” vivo isolato e messo in coltura. Inoltre di Walter Biot che fu arrestato nel marzo del 2021 con l’accusa di aver venduto dei segreti militari e del Donbass. In tale zona, infatti, Vladimir Putin ha obiettivi ben precisi da portare avanti. Ricordiamo che storicamente questa regione è ricca di miniere per l’estrazione del ferro, del carbone ma anche del metano. In più del manganese, del cobalto e di quei metalli che oramai sono rari e preziosissimi per lo sviluppo tecnologico.

L’antidoto contro il Coronavirus dalla Russia

A Report ieri sera hanno mostrato un documento esclusivo che parla del rapporto tra EVAg (Archivio europeo virus), lo Spallanzani ed il Vector (Istituto ricerca russo). Era il 14 aprile 2020 (nel pieno della missione russa a Bergamo) e Giuseppe Ippolito, l’allora direttore scientifico dello Spallanzani, lo ha firmato. Con esso i russi ottenevano il Coronavirus vivo. Il contratto però era ambiguo in quanto c’era scritto che era per materiale finalizzato alla sola ricerca. Per usi commerciali, invece, si sarebbe dovuto stipulare un alto contratto. In fondo era evidenziato lo scopo: produrre il vaccino. È nato quindi EpiVacCorona.

Le velocità di realizzazione del vaccino russo Sputnik

Perplessità tra i membri della comunità scientifica mondiale per la velocità di rilascio del vaccino russo Sputnik. Proprio per questo sia l’Fda che l’Ema non hanno mai approvato tale antidoto contro il Covid-19 per mancanza di dati sufficienti. Gloria Taliani, professoressa di Malattie Infettive alla Sapienza di Roma, ha spiegato che tutta la comunità scientifica è perplessa.

Questo perché non è possibile accedere ai dati nemmeno a quelli grezzi che sono il principale elemento di trasparenza in tutte le attività scientifiche.
Report ha spiegato che a settembre del 2020 gli scienziati russi hanno completato una prima fase di sperimentazione sull’uomo e pubblicato un articolo sulla prestigiosa rivista The Lancet. Andrea Casadio, medico e giornalista de Domani, ha spiegato che si tratta però di un articolo ridicolo. Il motivo è che il vaccino russo Sputnik era stato testato solo su 38 persone con dati dubbi. Nel 2021 (febbraio) arriva poi una nuova pubblicazione su The Lancet dove però si parla di sperimentazione su 22 mila persone. E sempre a febbraio 2021 Francesco Vaia è nominato nuovo direttore generale dello Spallanzani di Roma. Quest’ultimo firma un parere tecnico scientifico proprio su quel vaccino russo Sputnik che lascia altri medici dell’Istituto romano perplessi.

I russi in Italia

Il 30 gennaio 2020 Giuseppe Conte in conferenza stampa comunica che in Italia c’erano due casi di Coronavirus. Erano i due cinesi portati allo Spallanzani. La professoressa Taliani ha spiegato che quando il virus si preleva da persone malate nel giro di poco tempo muore. La capacità di mettere il virus in coltura è quindi una competenza. I russi sono giunti per questo in Italia a Bergamo dove c’era il più alto numero di portatori di Covid-19. E proprio nel periodo in questione, gli scienziati degli istituti Vector e Gamaleya (centri ricerca statali russi) iniziavano le ricerche per produrre il vaccino russo Sputnik.

Per farlo, però, avevano bisogno di creare un ceppo virale vivo. Su di esso, infatti, venivano eseguiti gli esperimenti. In quei giorni, però, negli ospedali russi c’erano pochi malati di Covid. Quindi c’è la concreta possibilità che alcuni campioni di virus i russi se li siano procurati a Bergamo.
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