Coronavirus, Wuhan: stop al consumo di animali selvatici, una mossa politica ed economica?

Wuhan, la città dove è iniziata la pandemia da Coronavirus, vieta il commercio e il consumo di carne di animali selvatici. Ma non per sempre.

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Wuhan, la città dove è iniziata la pandemia da Coronavirus, vieta il commercio e il consumo di carne di animali selvatici. Ma non per sempre.

È notizia delle ultime ore che a Wuhan, la città simbolo da dove l’epidemia di SarsCov2 ha avuto inizio, per 5 anni non sarà possibile vendere e consumare carne di animali selvatici.

La ricostruzione al momento più accreditata è che il Coronavirus abbia iniziato la sua diffusione proprio nel mercato di animali selvatici Huanan di Wuhan e che all’origine della pandemia vi sia uno spillover (“salto di specie”) avvenuto dal pipistrello all’uomo con la mediazione di un altro animale, forse il pangolino.

Se accantoniamo per un momento le ipotesi più azzardate e meno confermate dalla comunità scientifica (il virus creato in laboratorio, ad esempio), è chiaro che all’origine di questa pandemia vi siano questioni di carattere ambientale: lo sfruttamento sempre più pervasivo della natura (sulla spinta dell’agrobusiness), con la conseguente sempre maggiore prossimità tra umani e animali selvatici, sembra essere al momento la causa di lungo periodo di questa epidemia e di quelle future (si calcola che ve ne saranno in numero sempre maggiore, proprio per questo motivo).

Cosa prevede la normativa di Wuhan e le motivazioni economiche e politiche di questa scelta

Wuhan è una città di 11 milioni di abitanti, divenuta nota proprio come epicentro dell’epidemia da Coronavirus. Il governo locale ha messo in campo una normativa che regolamenta in maniera molto rigida la questione del consumo di animali selvatici.

Le regole avranno una validità di cinque anni, dopodiché si deciderà se proseguire su questa linea o tornare indietro. Si tratta comunque di un grande passo in avanti, le cui motivazioni cercheremo di analizzare a breve.

Ma cosa prevede la nuova normativa? In primo luogo, la tutela della fauna in via di estinzione mediante la proibizione della caccia di alcuni animali selvatici; in secondo luogo, un’attività di sorveglianza sugli allevamenti di specie selvatiche; in terzo luogo, un lavoro educativo e formativo sulla necessità del rispetto della fauna selvatica.

Il divieto riguarda ovviamente anche il consumo di animali selvatici.

Le motivazioni di carattere economico-politico della scelta di Wuhan

Quali sono le motivazioni di una scelta di questo tipo? La Cina rappresenta oramai la maggiore potenza economica del mondo e le questioni ecologiche, ambientali e animaliste rappresentano una parte importante dell’opinione pubblica mondiale.

Se la Cina intende accreditarsi come partner commerciale – e quindi continuare la sua penetrazione economica nel resto del globo – deve necessariamente scendere a patti con i propri possibili “clienti”: soprattutto in Occidente e in Europa, dove la Cina sta cercando di rinforzare la sua nuova Via della Seta, la sensibilità su questi temi è molto sviluppata.

La Cina è un macrocosmo che presenta grandi contraddizioni, ma è chiaro che una mossa del genere – comunque salutare almeno nel breve periodo – possa essere salutata favorevolmente, proprio nel momento in cui gli USA cercano qualunque possibile motivazione (dalle più credibili alle più incredibili) per fare cattiva pubblicità al suo più grande avversario dal punto di vista economico.

La mossa di Pechino, insomma, si inserisce in una precisa strategia; difficile immaginare che davvero la pandemia da Coronavirus possa davvero cambiare le politiche ambientali globali (soprattutto occidentali): le questioni riguardanti il surriscaldamento globale sono state accantonate, eppure la connessione tra i due eventi è davvero molto forte.

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