Bonus stipendio per chi non va in pensione e resta a lavoro: ecco come funziona

Con la legge di Bilancio 2023 i dipendenti che raggiungono Quota 103 hanno la possibilità di restare a lavoro trattenendo la quota di contribuzione. Serve però un decreto attuativo.

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Pensioni 2023 di febbraio.

Con la nuova legge di bilancio 2023 è stata data la possibilità a chi raggiunge la Quota 103 di restare a lavoro con un incentivo detto anche “bonus stipendio”.

Tale norma riguarda sia i lavoratori privati che i pubblici che hanno raggiunto o raggiungeranno entro il 31 dicembre dell’anno in corso (2023) i requisiti per accedere alla Quota 103. Parliamo di un’età di sessantadue anni e di un’anzianità contributiva di quarantuno anni.

Chi ha queste caratteristiche potrà chiedere al datore di lavoro di inserire nello stipendio la quota di retribuzione a loro carico senza lasciarla per il finanziamento della pensione.

Le tre vie

Chi arriverà alla soglia di Quota 103 potrà percorrere tre vie diverse: la prima è quella di andare in pensione, la seconda è quella di continuare a lavorare senza ricevere i contributi Inps e la terza è continuare a lavorare facendosi accreditare il cosiddetto bonus stipendio.

Con quest’ultimo la quota di contribuzione andrà direttamente al lavoratore (non all’Inps) che avrà quindi una busta paga più alta per tutta la durata dell’incentivo.

L’altra faccia della medaglia è che poi avrà una pensione più bassa. Ecco un esempio: se un lavoratore percepisce uno stipendio di 2 mila e chiederà l’incentivo, avrà in busta paga un aumento netto di circa 70 euro  per tutta la durata dell’incentivo da 62 a 67 anni. Il problema è che quando dovrà andare in pensione dovrà rinunciare per sempre a un netto mensile di circa 35 euro.

In ogni caso, è previsto che l’interessato possa cambiare idea quando vuole e revocare l’opzione. In questo caso si tornerà alla contribuzione all’Inps da parte del datore di lavoro dal primo giorno del mese successivo alla revoca.

Cosa cambia per il datore di lavoro?

Qualora si chiedesse il cosiddetto bonus stipendio, per il datore di lavoro non cambierebbe niente. Continuerebbe a versare all’Inps la quota di contribuzione sulla retribuzione erogata al lavoratore.

Per far sì che questa norma diventa effettiva, però, è necessario un decreto attuativo entro il 31 gennaio di questo mese. Esattamente, quindi, dopo trenta giorni dall’entrata in vigore della Finanziaria 2023.

Prima che questa norma diventi reale, però, il Governo dovrà chiarire anche alcuni aspetti. Ovvero se si potrà applicare anche per chi ha i requisiti per la pensione anticipata ovvero quarantadue anni e dieci mesi di contributi. Inoltre fino a che età e se varrà anche dopo il 31 dicembre 2023.

Intanto per tutte le pensioni 2023, l’Inps sta proseguendo con l’erogazione degli assegni rivisti per l’inflazione. Chi non ha ricevuto l’aumento a gennaio, lo avrà il prossimo mese. Inoltre a febbraio arriveranno anche gli importi minimi maggiorati per chi ha più di 75 anni che passeranno da 525 euro a 600 euro al mese per l’intero anno.

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