L’aumento fino a 600 euro delle pensioni minime non sarà per tutti, ma è comunque un passo in avanti

Ci sarebbe l’intesa sulle pensioni minime che arriverebbero a 600 euro al mese. Tale modifica dovrebbe essere introdotta con un emendamento grazie alla stretta sul Reddito di Cittadinanza.

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Pensioni minime

Sembrerebbe fatta per le pensioni minime a 600 euro. Secondo alcune fonti di governo, infatti, ci sarebbe l’accordo politico in maggioranza su tale aumento, ma non per tutti. Solo per coloro che hanno più di 75 anni. Questa modifica alla manovra dovrebbe essere introdotta mediante un emendamento dell’esecutivo in via di definizione.

Si tratterebbe, quindi, di un compromesso rispetto alla proposta elettorale, supportata in particolar modo da Forza Italia e da Silvio Berlusconi, che voleva portare le pensioni minime a 1000 euro. Se queste ultime fossero state portate a tale cifra per tutti, davvero i pensionati avrebbero potuto tirare una seppur piccola boccata d’aria fresca. Questo piccolo aumento di certo non farà la differenza ma si tratta comunque di un primo passo.

Sul capitolo delle pensioni minime è intervenuto anche il capogruppo azzurro Alessandro Cattaneo, che ha spiegato di essere fiducioso sull’innalzamento.

Pensioni minime a 600 euro

Fonti vicine al Governo sostengono che ci sarebbe l’accordo per l’aumento a 600 euro delle pensioni minime per gli over 75, anche se in Commissione Bilancio alla Camera continua la discussione.

Tale modifica dovrebbe arrivare mediante un emendamento dell’esecutivo, che è in via di definizione.

Quella di alzare le pensioni, comunque, non è una proposta nuova. Già nel passato Silvio Berlusconi aveva ventilato tale ipotesi ma si era sempre risolta con un nulla di fatto. Il Governo Meloni, invece, potrebbe davvero andare in questa direzione con una stretta sul Reddito di Cittadinanza. Per gli occupabili, si vorrebbe limitarlo a 7 mesi invece di 8 per liberare circa 200 milioni. Duro sulla questione è Giuseppe Conte per il quale, il nuovo Governo vorrebbe recuperare risorse togliendole ai più poveri. Si tratta di un’assurdità perché questa forma di sostegno è indispensabile per la coesione sociale e “per garantire un sistema di protezione che rende più forte la Nazione”.

Una sorta di guerra tra poveri.

Quando?

Se ci fosse davvero l’aumento delle pensioni minime a 600 euro, ancora non si sa da quando esso scatterebbe, anche se Silvio Berlusconi preme per il mese di gennaio 2023. Quel che è certo è che all’esame del Parlamento le pensioni minime ci sono. Si vorrebbe, infatti, aumentarle della quota necessaria affinché possano assorbire l’aumento dell’inflazione che per il 2023 è fissata al 7,3%.

Dal 1° gennaio le minime saliranno da 525,38 a 563,78 euro al mese per cui all’anno da 6829,94 arriveranno a 7238,49 euro. In più, in via straordinaria, gli assegni pensionistici/assistenziali, che non superano il minimo dal 1° gennaio, avranno un ulteriore aumento dell’1,5% il prossimo anno e del 2,7% quello successivo. Infine, se l’emendamento dovesse passare, per gli over 75 le pensioni minime arriverebbero a 600 euro.

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