Aumento pensioni 2023, le minime a passo di lumaca

Un aumento pensioni 2023 che non sarà uguale per tutti ma a scaglioni. Per le minime l’incremento è a passo di lumaca

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Diventa sempre più caldo il tema dell’aumento pensioni 2023. I pensionati attendono con ansia di sapere quanto prenderanno di più al mese. Ansia che è alimentata anche da un costo della vita che ormai sta diventando insostenibile in virtù del caro prezzi e con un potere di acquisto delle pensioni stesse che è in forte discesa.

Qualche settimana fa il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha firmato il decreto che stabilisce al 7,3% il tasso di rivalutazione pensioni 2023.

Ossia il tasso con cui sarà applicato il meccanismo della perequazione automatica, vale a dire l’adeguamento automatico delle pensioni al costo della vita (tasso di inflazione).

Purtroppo però l’aumento non sarà uguale per tutti. Anche per il prossimo anno, infatti, il meccanismo della perequazione lo si vedrà applicare con un meccanismo per scaglioni e, la manovra di bilancio del 2023 individua 6 fasce.

Le fasce di rivalutazione pensione in Manovra per il 2023

Queste, in dettaglio, le fasce previste dalla finanziaria del prossimo anno:

  • 100% dell’inflazione, per le pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo;
  • 80% per i trattamenti pensionistici complessivamente pari o inferiori a cinque volte il trattamento minimo;
  • 55% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a sei volte il trattamento minimo;
  • 50% per le pensioni superiori a sei volte il trattamento minimo e pari o inferiori a otto volte il trattamento minimo;
  • 40% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a otto volte il trattamento minimo e pari o inferiori a dieci volte il trattamento minimo;
  • 35% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a dieci volte il trattamento minimo.

Pensioni 2023, aumenti diversi per assegni diversi

Il dato base da prendere a riferimento per l’aumento pensioni 2023, dunque, è il trattamento minimo dell’anno prima, quindi, del 2022.

Per il 2022 questo è fissato a 523,83 euro.

Ne consegue che, ad esempio, per una pensione di 2.000 euro (inferiore a 4 volte il trattamento minimo) l’aumento sarà del 7,3%. Per chi percepisce fino a 5 volte il minimo (2.620 euro lordi) il recupero sarà del 5,84% (ossia l’80% di 7,3). Chi percepisce 6 volte il minimo (3.144 euro lordi) avrà il 4,01% in più (cioè il 55% di 7,3); e così via.

Buone notizie anche per chi percepisce solo il trattamento minimo, ossia i 524 euro mensili. Per loro nel 2023 ci sarà la rivalutazione del 7,3%. Nello stesso anno 2023, a questa, si aggiungerà un ulteriore incremento di 1,5 punti percentuali (dunque, si arriverà ad oltre 570 euro al mese). Poi nel 2024 un ulteriore 2,5% per arrivare così a circa 580 euro mensili.

Ci teniamo a precisare che i numeri indicati si basano su quanto prevede in questo momento il testo della Manovra di bilancio 2023. Pertanto tutte le misure dovranno poi trovare conferma del testo definitivo che il Parlamento approverà per poi finire in Gazzetta Ufficiale.

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